20 Febbraio 2011

Ieri mattina la gaffe del consulente di Rai Trade

Sanremo SE L’ ABOLISSERO, il televoto: già il direttore di Raiuno Mazza aveva premesso, a inizio Festival, che ben poco si può fare contro le truppe cammellate da call center o quant’ altro: «La tecnologia dei farabutti può essere più avanti rispetto agli strumenti di controllo» ammetteva candido Mazza, dunque alla Rai non restava che ammonire dal palco dell’ Ariston i malintenzionati e confidare nell’ integrità degli artisti in gara e dei loro entourage. Insomma, già si partiva arresi. Poi, ieri mattina la gaffe del consulente di Rai Trade Sebastian Marcolin ( foto Prisma ) invitato a spiegare com’ era andato il televoto di venerdì sera. Il signore prende a snocciolare i dati: 182.000 i televoti espressi, 130.000 gli sms, 52.000 le chiamate da telefono fisso, in cima alla classifica Roberto Vecchioni. Andrebbe avanti, il professionista Rai, se Mazzi e Morandi, chi livido chi paonazzo, non lo interrompessero scandalizzati: mai e poi mai i nomi e le posizioni degli artisti in gara possono essere diffusi in corso festival. Ci sono in ballo le scommesse, e soprattutto gli artisti stessi, che devono arrivare "alla pari" – esclusi i già esclusi – al voto della finalissima, senza che il pubblico televotante possa essere influenzato in favore (o contro) chicchessia… Mazzi e Morandi sottolineano la gravità di quanto appena successo, si raccomandano – in una sala stampa tipo Nasa popolata di qualunque mezzo di comunicazione – non diffondete la notizia, per non danneggiare gli l’ artista: mentre lo chiedono è ovviamente già tutto online in rosso in qualunque sito. In compenso l’ indomito rivelatore di dati non si placa: in un secondo intervento fa sapere che fra i giovani, al televoto, prima era Micaela, secondo (il vincitore) Gualazzi; e che fra i big, Van De Sfroos era il più votato in Piemonte e Lombardia, Al Bano il più votato in Puglia. MORANDI s’ infuria: si alza dallo scranno e abbondona la sala. Mazzi non ne parliamo: è così sconvolto che addirittura invita i giornalisti in attesa della diretta su Raiuno del Question Time a evitare – sempre per non danneggiare gli artisti – domande su quanto appena successo. Peccato che nel frattempo si siano scatenate contro il misfatto quasi tutte le sigle contemplate e non dal vocabolario: il Codacons prima annuncia il ricorso al Tar del Lazio per inficiare il televoto di venerdì sera poi l’ esposto alla magistratura per accertare responsabilità penali a carico della Rai, chiamando in causa Antitrust e Agcom; l’ Agicos denuncia il rischio speculazioni nelle scommesse (quote Vecchioni in picchiata); Unc e Adoc propongono una class action per avere il rimborso delle scommesse, lo stop alle stesse (ma non l’ annullamento del televoto). L’ Agcom fa sapere che vigilerà sulla questione, ma esclude che la cosa possa invalidare la gara finale. Pagnoncelli della Ipsos ci mette le certezze della scienza: «Ieri sera la gara è ripartita da zero. Con televoto e orchestra al 50% e golden share della sala stampa per la designazione dei primi tre che, di nuovo azzerato e ripartito il televoto, si contendono il podio. L’ influenza della notizia scappata sulla posizione di Vecchioni nel televoto di venerdì resta indimostrabile. Da anni ci si interroga su questo punto anche sul fronte dei sondaggi politici: può la pubblicazione di un sondaggio influenzare l’ intenzione di voto e in che misura? Ma niente in tal senso è stato provato». Aldilà della scienza, resta la fantascienza: caos scommesse a parte, c’ è la gara degli artisti, l’ industria discografica. Chiunque, in teoria, può ritenersi svantaggiato da un simile clamore: in primis Vecchioni. Che da gran signore glissa: «Io sono già felice così».

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