17 Maggio 2010

I possibili problemi. Dallo schermo oscurato alla numerazione dei canali.

Controllo accurato agli impianti di ricezione

Le istituzioni e gli esponenti della Dgtvi hanno ripetuto in serie, nei vari switch off del 2009, che tutto è sempre andato per il meglio.
Dall’ adeguamento degli impianti alla gestione di spegnimento e successiva riaccensione del segnale da parte delle emittenti, fino all’ efficacia del call center (800022000) creato per assistere gli utenti nel passaggio da analogico a digitale.
In realtà – in Sardegna come a Roma e nel Lazio – migliaia di famiglie si sono ritrovate con lo schermo nero e la fatidica scritta «assenza di segnale» e costrette quindi a resettare, non senza fatica, decoder, tv e antenne o "abbandonate" se residenti in aree servite da ripetitori "non ufficiali" spenti in fase di migrazione.
Problemi tecnici e non – fra cui anche interferenze legate al processo di stabilizzazione del segnale digitale trasmesso dai ripetitori delle diverse emittenti – che hanno penalizzato soprattutto le persone, per lo più anziane, non avvezze a maneggiare dispositivi tecnologici, telecomando a parte.
Il buco legato al passaggio dura in genere poco (una decina di giorni) ma rimane un’ area critica, stimabile a seconda delle aree intorno al 5-10% delle famiglie, che ha denunciato persistenti problemi di adeguamento dell’ impianto di ricezione o difetti di copertura.
Disservizi che hanno reso necessari il ricorso a personale tecnico (magari a prezzi agevolati come è avventuo in Campania e Lazio) per la sistemazione delle antenne o l’ assistenza domiciliare per l’ installazione dei decoder per gli anziani (attivata in Val d’ Aosta e Trentino Alto Adige).
Altre statistiche dicono che il 70-75% delle popolazione è stata in grado di venire a capo dei malfunzionamenti da sola, il 20-25% ha chiesto aiuto ad amici e parenti e il 5% si è dovuto rivolgere a un antennista.
I problemi, ha sottolineato in più occasioni il Codacons , riguardano soprattutto la necessaria sintonizzazione del decoder (un apparecchio di scarsa qualità può creare qualche preoccupazione in più tal senso) e dei canali, che ha creato iniziali disagi soprattutto a coloro che non hanno acquistato un nuovo televisore ma hanno preferito munirsi del ricevitore esterno.
Operazione in sé tecnicamente banale, ma non così scontata per tutti.
Spesso inizialmente trascurata è stata invece la questione dell’ antenna:la mancata ricezione dei canali digitali dipende in genere dall’ impianto di ricezione ( magari non posizionato correttamente od obsoleto) o dal cavo che da questo arriva al televisore.
Da qui l’ avvertenza di controllare questo apparato prima di imbarcarsi in "inutili" spese per l’ acquisto del decoder o di un nuovo televisore.
Un’ altra possibile "empasse" è legata alla numerazione dei canali.
La lotta tra emittenti nazionali e tv locali per conquistarsi un posto di primo piano nel sistema Lcn – il Logical channel numbering, cioè l’ ordinamento automatico stabilito da Authority e ministero competente – è tutt’ altro che finita.
E questo perché dall’ Agcom (al momento in cui scriviamo) non è ancora arrivata la tanto attesa delibera che andrà a regolamentare le modalità di attribuzione dei numeri dei canali alle varie emittenti.
Con il rischio, per gli utenti, di trovarsi il decoder bloccato laddove più di tre operatori decidano di "forzare" il sistema e trasmettere sullo stesso canale o di non avere più a portata di telecomando la tv locale preferita perché oscurata nello "strano" balletto per l’ assegnazione delle frequenze per il digitale terrestre.
G.

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