28 Settembre 2007

I granai vuoti minacciano anche l`Umbria

Di FABIO NUCCI

I granai vuoti minacciano anche l`Umbria ed i prezzi di penne e fusilli. Le avvisaglie ci sono anche se per ora le conseguenze vere non si fanno notare e sulle tasche dei consumatori pesano ancora piccoli ritocchi. Sono infatti gli stessi grossi produttori di pasta a mettere in allerta i commercianti specie per le forniture invnali di pasta e farina. Ne conseguono listini sotto tensione con la maggior parte di negozi medio-piccoli che tentano di mantenere prezzi invariati, con lo spettro di rincari su tutto il fronte degli agroalimentari, dal pane ai formaggi. “Finora è calma“ “Finora gli unici aumenti subiti – spiega Pietro Passeri, presidente provinciale Alimentaristi-Confcommercio di Perugia – sono quelli di alcuni formaggi i cui prezzi sono cresciuti del 2-3%. Ma si tratta di una trentina di voci su un totale di 300 prodotti. In questo momento c`è un turbinio di voci che rischiano di disorientare ulteriormente i consumatori. Si parla di tanti aumenti ma per ora non è cresciuto niente“. Ma come noto, l`unione pastai chiede aumenti del 20-25% basando le loro richieste, come evidenziato dalla stessa organizzazione dei commercianti, sull`allarmante rincaro del prezzo del grano sui mercati internazionali con tutte le conseguenze del caso sui loro listini. A detta dei produttori di pasta, la colpa sarebbe dell`aumento delle coltivazioni alternative, come mais e girasoli, che alimentano la produzione di ecocarburanti. “Sappiamo di contratti annullati da parte di un grande produttore con alcuni dettaglianti che avevano programmato la fornitura per i prossimi mesi – aggiunge Passeri – perché non più in grado di garantire la consegna della pasta. Il motivo? Parlano di una crisi mondiale che avrebbe investito tutti quei prodotti coinvolti nella produzione di bio carburante: un elemento che avrebbe innescato una serie di aumenti nei prezzi del grano. Ma siccome ai produttori vengono garantiti gli stessi prezzi, temiamo che da qualche parte lungo la filiera ci sia chi su questo sta speculando“. Più di 2,5 euro al chilo Intanto, mentre molte delle offerte programmate sulla pasta rischiano di saltare, il costo del pane continua a lievitare con quello “comune“ che in qualche città della regione ha superato abbondantemente i 2,50 euro al chilo mentre quello elaborato, stando alle rilevazioni del Codacons in alcuni negozi e supermercati di Perugia, oscilla ormai tra i 3,45 ed i 5 euro. “Considerando che un chilogrammo di grano duro costa 20 cent – fa notare Carla Falcinelli, presidente regionale del Codacons – riteniamo ingiustificato poi che il prezzo del prodotto, pur consapevoli dei costi di trasformazione, raggiunga simili livelli“. Anomalie documentate da Coldiretti che denuncia ricarichi di 12 volte dal grano al pane (da 22 cent a 2,70 euro al chili) di 70 volte dal grano ai dolci (da 22 cent a 15 euro al chilo). “La nostra domanda è – aggiunge la Falcinelli – in questi margini creati dalla produzione al dettaglio, ci sono solo costi e margini di guadagni da coprire? Non crediamo ci siano giustificazioni neanche per la presunta mancanza di cereali“. Non ci sono giustificazioni La battaglia su tale fronte si preannuncia a suon di cifre e percentuali con la Cna di Perugia che denuncia aumenti nel costo della farina, negli ultimi mesi, di almeno il 40%. Un balzo tutto sulle spalle degli artigiani di pane e pasticceria. “Ma in questo gioco di cifre e rimbalzi di responsabilità – fa notare Antonio Giorgetti, presidente regionale di Confcommercio – il nostro settore non ci sta a recitare la solita parte del capro espiatorio per l`intera filiera. Tuttavia ci adopereremo per intercettare le esigenze dei consumatori, capendo perfettamente le loro difficoltà a far quadrare i loro bilanci“. E una conferma delle difficolà delle famiglie a gestire i conti domestici arriva dai dati sulla spesa delle famiglie che resta debole con l`Icc, indicatore dei consumi di Confcommercio, che in un anno sono cresciuti di appena l`1,1%, con il clima di fiducia in picchiata. In fermento anche Confesercenti che si confronta con gli associati per realizzare, entro il 10 ottobre, il progetto della spesa leggera (sconti fino al 10% sullo scontrino finale a prescindere dai prodotti acquistati). Fermento Confesercenti “La nostra associazione si è sempre dimostrata sensibile sul tema dei rincari – spiega il segretario regionale, Francesco Filippetti – e non ci piacciono né demagogia né il lancio di notizie ad effetto. La svolta arriverebbe se riuscissimo a portare intorno ad un tavolo anche assicurazioni e banche e tutti coloro che incidono sul portafoglio delle famiglie per cercare soluzioni complessive al problema“. Anche dai supermercati arrivano iniziative in attesa di quelle che a livello nazionale la grande distribuzione ha “concordato“ con governo ed alcune associazioni di consumatori. Il gruppo Sma, ad esempio, ha allestito un paniere di 1.500 prodotti per contenere i prezzi degli alimentari, dalla pasta ai prodotti sottolio, dai succhi di frutta al tonno, dalla carta igienica ai detersivi. “Questo è un segnale vero – fa il titolare di un esercizio del perugino – che si traduce in un abbattimento dei prezzi che ai negozianti costa molto ma invece di fare pubblicità, abbiamo scelto questo“.

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