19 Aprile 2013

I consumi tornano indietro agli anni 90

I consumi tornano indietro agli anni 90

Tra le tante rilevazioni statistiche che misurano gravità e profondità dell’ attuale crisi economica, ce n’ è una più preoccupante di qualsiasi dato sul crollo dei reddito, del lavoro o dei consumi. Ed è quella sul continuo crollo della fiducia che gli italiani hanno nel futuro, perché non solo fotografa le difficoltà economiche attuali, ma allontana anche ogni speranza di ripresa all’ orizzonte. L’ ultima indagine realizzata da Confcommercio e Censis dice esattamente questo: che in questi primi mesi del 2013 incertezza, pessimismo e paura per il futuro sono i sentimenti prevalenti tra le famiglie italiane. Così i consumi pro -capite, in rapida flessione da quattro anni, sono ritornati ai livelli degli anni Novanta. E si tratta solo dell’«aspetto esteriore più evidente della crisi che attanaglia il Paese», perché «il forte deterioramento del mercato del lavoro» resta «la prima chiave di lettura di questa fase del ciclo economico». Secondo l’ Outlook 2013 di Confcommercio e Censis, oltre 11 milioni di famiglie temono di non riuscire a mantenere il loro attuale tenore di vita e per 14 milioni e mezzo risparmiare è divenuto più difficile, un’ impresa titanica, tanto da mettere in dubbio la possibilità di migliorare nei mesi ed anni a venire le proprie condizioni. Più di 13 milioni, inoltre, avrebbero qualche difficoltà economica ad affrontare in questo momento spese improvvise piuttosto consistenti, come spese mediche, riparazioni auto e via dicendo. E il 28% dei nuclei familiari mostra difficoltà a rispettare le normali scadenze di pagamento, incluse quelle di tasse e tributi. «Molte famiglie sono oramai a corto di risorse da destinare ai consumi» spiegano l’ organizzazione dei commercianti e l’ istituto di ricerca, «e a questo si aggiunge una paura diffusa legata alla forte instabilità del mercato del lavoro, divenuto per molti a rischio o inaccessibile». Non a caso, il 25% degli occupati teme di perdere il posto nei prossimi sei o sette mesi e un altro 27% teme una riduzione dello stipendio per il prolungarsi della recessione. Nell’ Italia della crisi, più che mai, per trovare lavoro servirebbe poi una raccomandazione: ne è convinto oltre un italiano su due (51,9%), mentre molto al di sotto (22,7%) resta la quota di chi crede che siano sufficienti le capacità personali oppure il fatto di disporre di una solida formazione (22,6%). Le famiglie, dunque, si dicono espressamente sfiduciate sulle proprie prospettive per l’ avvenire. Già ora 4,2 milioni non riescono a coprire tutte le spese con il proprio reddito, il 17% del totale. Quelle che ce la fanno a mala pena, contando fino all’ ultimo centesimo, sono invece il 71% e solo il 12% riesce a coprire le spese e a risparmiare qualcosa. La strategia per affrontare questa congiuntura viene definita «il modello delle tre R», vale a dire rinuncia -rinvia -risparmia. «Per i primi sei mesi dell’ anno le famiglie che prevedono di effettuare una spesa consistente per voci come la ristrutturazione della casa, o l’ acquisto di un elettrodomestico o di mobili o di un mezzo di locomozione risultano ai minimi rispetto a quanto rilevato nei quattro anni precedenti». Ma si tira la cinghia anche sulle spese essenziali, visto che, secondo il Codacons, «la spesa pro capite destinata ai prodotti alimentari è scesa ai livelli della fine degli anni Settanta». Ossia, ai livelli di 34 anni fa». Né è di minor portata l’ allarme lanciato da Confcommercio sul fronte delle imprese. «Nel 2013 se si va avanti così chiuderanno 250mila imprese del terziario e dell’ artigianato» ha avvisato il presidente dell’ associazione, Carlo Sangalli. D’ altra parte, nei primi tre mesi di quest’ anno in Italia hanno portato i libri in Tribunale ben 3.637 imprese, il dato in assoluto peggiore relativo al primo trimestre dell’ anno a partire dal 2009, con un aumento del 65% in quattro anni e del 13% rispetto al primo trimestre 2011. Un crescendo che ha portato la media ad oltre 40 istanze di fallimento al giorno (considerando anche i sabati e le domeniche), secondo l’ Analisi dei fallimenti in Italia di Cribis D&B.
        

 
        

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