I consumi crollano del 2,8% Mai così male dal dopoguerra
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fonte:
- Libero
¦¦¦ La stretta sugli acquisti è tornata ai livelli degli anni 30. A lanciare l’ allar me è il centro studi di Confcommercio, che prevede un calo dei consumi per il 2012 del 2,8%. Il dato, spiega l’ associa zione, «rappresenta la caduta più forte almeno dal dopoguerra». Secondo la Confcommercio, che definisce la situazione «drammatica», ormai tutti, «salvo il Governo, si rendono conto che anche il ceto medio fatica ad arrivare alla fine del mese». Il risultato è che entro la fine dell’ anno ci saranno oltre 20mila chiusure di negozi e «forse la stima potrebbe essere anche ottimistica». Le cose non vanno meglio sugli altri indicatori. Il Pil, secondo quanto emerge dal rapporto sulle economie territoriali e il terziario di mercato presentato ieri dal direttore dell’ ufficio studi Confcommercio, Mariano Bella, ha toccato il minimo storico tra aprile e giugno di quest’ anno e potrebbe essere ancora minore nel trimestre luglio-settembre. Nel 2012, infatti, la variazione del Pil sarà -2,2%. Per il 2013 è prevista una stima di -0,3%. La bufera ha travolo tutto il Paese. L’ ufficio studi di Confcommercio prevede infatti che nessuna delle regioni italiane nel 2013 avrà recuperato i livelli di valore aggiunto procapite pre-crisi. In alcune aree, addirittura, non saranno riagganciati i livelli del 1995, si tratta di Piemonte, Valle d’ Aosta, Emilia Romagna, Umbria, mentre la Lombardia a malapena pareggia i conti. Le regioni del Sud, paradossalmente, sembrano avere una performance «meno peggiore», sempre a confronto con gli anni ’90. Ma solo perché «da dieci anni a questa parte è ricominciato il fenomeno delle migrazioni da Sud a Nord stile anni 50». Quindi sulle dinamiche procapite il Mezzogiorno può apparire migliore a causa «dell’ ef fetto spopolamento». Anche Federalimentare conferma il quadro catastrofico disegnato da Confcommercio. Le vendite alimentari stanno accusando, nei primi cinque mesi dell’ anno, una discesa in termini reali prossima ai 2 punti percentuale. Il dato allontana la prospettiva di ripresa dei consumi alimentari alla fine del 2013. Considerando il contestuale rallentamento dell’ export, che testimonia le difficoltà che incontrano anche gli altri Paesi occidentali nel mantenere i livelli di consumo precrisi, l’ indu stria alimentare continua con maggior fatica a sostenere l’ economia reale italiana. «In questa situazione il governo», ha detto Ferrua Magliani, «deve individuare al più presto gli strumenti per rilanciare il potere d’ acquisto delle famiglie ed, attraverso questo, con il volano del credito alle imprese, far ripartire il motore del Paese, innescando la spirale virtuosa degli investimenti e dell’ oc cupazione. Ad esempio, un serio intervento che punti ad abbattere il cuneo fiscale contribuirebbe ad aumentare sensibilmente la disponibilità di reddito dei lavoratori». «Il crollo dei consumi è cominciato nel 2007», ha denunciato Codacons, «e da allora la discesa è stata inarrestabile, anche se la caduta maggiore è stata nel biennio 2008-2009». L’ associazione dei consumatori ha ribadito «che persino i consumi alimentari sono crollati in questi anni, tornando ai livelli del 1979, ossia a 33 anni fa». Per questo il il centro studi di Confcommercio prevede un calo dei consumi per il 2012 del 2,8%. Sarebbe la caduta più pesante dal dopoguerra a oggi. Codacons chiede che lo Stato «dia buoni pasto ai ceti meno abbienti. Le mense della Caritas e delle altre associazioni di volontariato, un tempo popolate solo da senzatetto, ora hanno impiegati ed operai in coda. Ma questa assistenza non può essere demandata solo ad ammirevoli enti privati, anche perché queste mense non sono diffuse così capillarmente sul territorio nazionale». Se non ci fossero questi volontari lo Stato, con il suo fallimentare sistema di welfare pubblico, ha rilevato l’ asso ciazione dei consumatori, «non sarebbe nemmeno in grado di garantire la sopravvivenza alimentare dei propri cittadini. Una cosa scandalosa, oltre che vergognosa, visto che lo Stato sociale è una conquista del XIX secolo ed in Inghilterra la Poor Law è del 1601».
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