3 Agosto 2006

I consumatori: «Ridurre i prezzi al dettaglio»

Le famiglie scelgono i discount

E il 15% taglia la spesa mensile. I consumatori: «Ridurre i prezzi al dettaglio»



Roma. Consumi in calo per il 15 per cento delle famiglie italiane. Inalterati per il 60%. La congiuntura incide sulle abitudini degli italiani, fa sapere un?indagine Confcommercio-Censis, così l?economia cresce al rallentatore e solo il Nord-Ovest e il Sud appaiono moderatamente più dinamici nell?andamento dei consumi.
Quasi il 16% delle famiglie spende meno. Oltre il 60% dei nuclei familiari italiani non ha cambiato dunque il proprio stile di vita nel corso dell?ultimo anno. Il 15% è stato invece più prudente e più oculato.
Dalla ricerca emerge poi che il 20% dei nuclei familiari dichiara invece di aver incrementato il proprio livello di spesa, dato questo che – secondo Confcommercio – va interpretato, per alcune tipologie di famiglie, come un maggior esborso per consumi non comprimibili. Più nel dettaglio, per quanto riguarda i tre gruppi esaminati, si va da un 73,2% che non ha variato il livello dei consumi, un 15,8% che lo ha ridotto e un 21% che lo ha aumentato nel terzo trimestre del 2005, a un 74,4% con consumi stabili, un 15,1% con consumi in contrazione e un 20,5% con consumi in aumento nel secondo trimestre 2006. Per quanto concerne le famiglie che nel corso dell?ultimo anno non hanno fatto lievitare i consumi, questa quota tende a crescere nell?ultimo trimestre di rilevazione (64,4% contro il 62% del periodo precedente).
«Soffrono» i single con figli. Di quel 15% che ha limitato i consumi, si apprende che la percentuale aumenta soprattutto per i monogenitori con figli e per le coppie con più di un figlio, accomunati da livelli di reddito abbastanza contenuti.
Infine, all?interno della percentuale di famiglie che ha incrementato i consumi si ritrovano sia quanti hanno una maggiore propensione alla spesa dovuta a maggiori possibilità economiche sia coloro che appartengono alle fasce di reddito medie e medio-basse. Per queste ultime, l?aumento delle spese indica un maggior esborso per necessità che non possono essere tagliate.
Il Nord Est consuma meno. Quanto all?analisi territoriale, si riscontra una più spiccata vitalità soprattutto nel Nord-ovest e nel Mezzogiorno. Negli italiani resta costante la percezione di prezzi in crescita, più della metà delle persone intervistate ha lamentato spese bancarie eccessive, oltre all?incremento costante delle tariffe per le utenze domestiche e costi in crescita del carburante. Così, tra le famiglie – si legge nell?indagine – «dilaga uno stile di consumo improntato alla responsabilizzazione» e si nota una spiccata propensione alle spese «low cost».
Tutti all?hard discount. Circa il 55% delle famiglie si reca regolarmente (almeno una volta al mese) presso un hard discount e fa compere nei mercati rionali. L?indagine rivela però anche un altro aspetto: aumenta la percentuale di coloro che hanno ridotto il budget di spesa alimentare per ampliare la fetta di spesa per il divertimento.
«Basta leggere con attenzione il Documento di programmazione economica e finanziaria: lì sta scritto, nero su bianco, che i consumi delle famiglie passeranno da una crescita tendenziale, a politiche invariate, dell?1,4% a una crescita programmatica dello 0,8%. Una riduzione in valore assoluto di oltre 5 miliardi di euro», ha sottolineato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.
Consumatori: ridurre i prezzi. Immediata la reazione del Codacons: «Confcommercio non dovrebbe limitarsi – sottolinea l?associazione dei consumatori – alle tariffe bancarie, ai carburanti e alle bollette, ma dovrebbe spiegare come mai i prezzi al dettaglio continuano a crescere». Dunque, l?unica strada per far rianimare i consumi è appunto la riduzione dei prezzi al dettaglio.
Acquisti dagli agricoltori. Intanto, secondo un studio di Coldiretti, sette italiani su dieci hanno scoperto anche gli acquisti diretti nelle aziende agricole «dal produttore al consumatore». È di 2,4 miliardi di euro il valore degli acquisti di vini, ortofrutta, olio, formaggi, e altre specialità effettuati direttamente in 48.650 aziende agricole. Si tratta a tutti gli effetti di un nuovo canale di vendita sempre più conosciuto, che negli ultimi cinque anni, ha fatto segnare una crescita record del 25%.

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