21 Maggio 2019

I consumatori pronti alla guerra Le compagnie tlc alla finestra

I consumatori italiani affilano le armi legali per non trovarsi impreparati al possibile depotenziamento delle prestazioni degli smartphone Huawei, a causa dello stop della vendita del sistema Android da parte di Google alla società cinese. Non è ancora chiaro quali saranno gli effetti tecnici della decisione. Anche perché non è stata fornito al curie dettaglio su come e in che tempi sarà applicata. Quello che sembra sicuro, almeno dalla rassicurazioni arrivate dai due gruppi, è che non ci dovrebbero essere problemi nel medio termine per chi possiede già un cellulare Hua de è cauto e sarà affrontato con una visione macro. Non bisogna però essere degli analisti per non immaginare come, già da stamattina, l’ atteggiamento dei consumatori nei confronti del brand cinese sarà molto diverso. La prima reazione sarà quella di procrastinare l’ acquisto già pianificato, e nel caso di analisi tra marchi differenti è chiaro che la sola probabilità di non avere accesso alle app più popolari è di per sé motivo sufficiente per scartare i modelli Huawei. Il mercato in questo senso non perdona. E già da stamattina si potrebbero vedere i primi effetti nei negozi di telefonia. Fin qui il presente. Ma è anche possibile che i modelli già acquistati potrebbero essere soggetti in futuro ad aggiornamenti parziali o comunque non completi. Una possibilità per ora esclusa a parole ma che potrebbe comunque verificarsi se le condizioni applicate da Google diventassero più restrittive per un ulteriore irrigidimento delle trattative tra Usa e Cina. In quel caso la diminuzione delle prestazioni e l’ obsolescenza tecnologica accelerata potrebbe costituire la premessa per l’ avvio di una class action. Il Codacons ieri mattina ha messo immediatamente al lavoro il suo ufficio legale. «Se si compra un prodotto con determinate caratteristiche che poi non sono rispettate secondo il codice dei consumatori si commette un illecito» spiega il Codacons. Ora non ci sono ancore le evidenze che la decisione di Mountain View abbia creato danno ai proprietari di modelli Huawei. Ma l’ associazione ha già predisposto i modelli di preadesione all’ azione collettiva se si presentasse il caso. «Ci siamo mossi subito perché le premesse sembravano molto gravi. Poi le dichiarazioni tranquillizzanti della società cinese ci hanno rassicurato» precisano dall’ associazione. Che in ogni aggiunge che non ci sono precedenti del caso e dunque non è chiaro come si svilupperebbe l’ azione legale. L’ unica cosa sicura è la violazione del codice del commercio. La class action, a rigor di logica, dovrebbe essere rivolta verso il rivenditore ola compagnia telefonica che ha venduto il telefono. Gli stessi poi potrebbero rivalersi contro Huawei o contro Google. Ma è proprio questa parte che non è ancora chiara. La preoccupazione che a pagare dazio siano i consumatori è anche dell’ Adoc che segnala che «i possessori attuali di prodotti Huawei rischiano di trovarsi, entro breve tempo, con un device non utilizzabile o quantomeno limitato. Pertanto invitiamo Google, le istituzioni europee e italiane a fare chiarezza sulle effettive ripercussioni a danno dei consumatori e chiediamo all’ azienda di Mountain View di garantire la piena usabilità e gli aggiornamenti di sicurezza a tutti i consumatori in possesso di uno smartphone o di un tablet Huawei». C’ è un altro aspetto da non sottovalutare. In Italia, la messa a bando della compagnia cinese potrebbe inoltre scompigliare le carte del panorama delle tic visto che il produttore è tra i partner principali degli operatori telefonici italiani nello sviluppo della rete 5G. Le maggiori società di telefonia potrebbero cioè essere costretti a rivedere i loro piani di ammodernamento della nuova tecnologia.

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