29 Dicembre 2009

I commercianti puntano sulla “stagione” dei saldi

 ROMA Un giro d’affari da 6,1 miliardi di euro, pari al 21% del fatturato totale del settore. Che per le tasche degli italiani vuol dire circa 400 euro di spesa media a famiglia, 174 euro a persona. È quanto si attende dai saldi invernali Confcommercio, che punta sulle tradizionali svendite di fine stagione per ridare fiato al settore dell’abbigliamento: «Speriamo in una stagione del saldi moderatamente positiva», spiega Renato Borghi, presidente di Federmoda/Confcommercio. Ma le associazioni dei consumatori smorzano subito gli entusiasmi: solo il 50% delle famiglie farà acquisti, non si supereranno i 130 euro di spesa a testa. Intanto tutto è pronto nei negozi per il via ufficiale alle svendite: si parte il 2 gennaio a Roma, Napoli, Bologna, Milano e Palermo. A seguire Trieste (3 gennaio), Torino (5 gennaio), e via via tutti gli altri, fino ad Aosta. I negozianti continuano comunque a puntare sui saldi. Anche se, ad una lettura attenta, le stime di Confcommercio per quest’anno risultano essere un po’ inferiori a quelle diffuse alla vigilia delle svendite invernali di inizio 2009, quando i commercianti si aspettavano un giro d’affari di circa 7 miliardi. In ogni caso, spiega Renato Borghi, «nel contesto generalizzato della crisi il settore della moda è stato sicuramente tra i più colpiti: le vendite della stagione autunno inverno hanno registrato un andamento assolutamente debole e di conseguenza le scorte nei negozi sono elevate. Per questo l’ampia offerta di prodotti e sconti medi superiori al 40% ci fanno sperare in una stagione moderatamente positiva». Andrebbe ancora meglio, sostengono i commercianti, se le date di inizio dei periodi di svendita fossero unificate: l’87,2% dei negozianti, secondo una ricerca Format-Confcommercio, è favorevole ad una data unica nazionale. Opinioni opposte nei confronti delle ipotesi di liberalizzazione dei periodi in cui applicare gli sconti. Il 70% dei commercianti la vedono come il fumo negli occhi, e in particolare il 55,2% pensa che «non porterebbe ad un aumento dei consumi e a maggiori vendite». Anzi, al contrario per il presidente di Federmoda/Confcommercio «è arrivato il momento di mettersi attorno a un tavolo: i saldi non devono essere di "inizio" ma di "fine" stagione». Assolutamente contrari alla liberalizzazione anche gli associati a Confesercenti: «sarebbe la fine dei saldi sostengono con un forte danno perchè le vendite di fine stagione rappresentano più del 24% del fatturato totale per abbigliamento e calzature». Di parere diametralmente opposto le associazioni dei consumatori. Per Adusbef e Federconsumatori sarebbe stato meglio anticipare i saldi, «vista la grave situazione economica e la drastica riduzione del potere d’acquisto delle famiglie». L’Adiconsum si spinge più in là: la normativa sui saldi di fine stagione è «superata» e ne vanno «liberalizzate le date». Per il Codacons solo il 50% circa delle famiglie farà acquisti, e non si andrà oltre la media pro-capite di 130 euro.

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