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17 Settembre 2003

È guerra di cifre sul risultato dello sciopero della spesa

IL CARO PREZZI. È guerra di cifre sul risultato dello sciopero della spesa


La rabbia dei consumatori «Il Fisco indaghi sui furbi»






Roma. È battaglia di cifre sull?esito dello sciopero della spesa proclamato dall?Intesa dei consumatori che si è svolto ieri. Allo sciopero della spesa ieri avrebbe aderito il 46% dei cittadini. Sono i dati diffusi dall?Intesa dei consumatori, Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, che lo ha organizzato. Secondo l?Intesa sarebbero state 26 milioni le persone che si sono astenute dagli acquisti, con la punta massima a Napoli (-56%) e quella minima a Cagliari (-33%). Ma le cifre fornite dalla Confesercenti sono totalmente diverse: il calo dell?affluenza non sarebbe stato superiore al 10%. Anche supermercati e centri commerciali valutano la riduzione del fatturato in una percentuale che non ha superato il 10%. Drastico il commento della Fipe, la categoria della Confcommercio che raggruppa i pubblici esercizi: «Non ci siamo neanche accorti dello sciopero». Su di esso, ecco il commento del ministro alle Attività produttive, Antonio Marzano: «La scelta del mercato è di scioperare contro i commercianti furbi, non contro quelli onesti, che credo siano la maggioranza. Se si sciopera verso tutti, questi scioperi costano al Pil, mentre se si sciopera solo contro i furbi si spende di più verso quelli che si comportano correttamente». L?associazione Adiconsum (che pur proclamando la mobilitazione non ha aderito allo sciopero) ha lanciato proposte forti: «Non vogliamo che le iniziative si fermino qui», spiega il presidente Paolo Landi, «per questo oltre ad invitare a boicottare i negozi che speculano, chiediamo al governo un programma straordinario di controllo e sanzione». L?associazione chiede di mettere in moto «indagini fiscali sui commercianti che hanno raddoppiato i prezzi».
I consumatori hanno distribuito volantini sotto la sede della Confcommercio ed hanno organizzato presidii in diverse città: uno di essi si è svolto davanti alla sede della Camera dei Deputati. A parte il rituale balletto delle cifre, la cui attendibilità non è certo verificabile in modo assoluto, resta il problema: i prezzi al consumo in Italia si mantengono molto al di sopra della media europea.
Ad agosto, in base ai dati armonizzati Ue, 2,7% per l?Italia rispetto al 2,1% medio. Mentre il dato calcolato dall?Istat è del 2,8%. E resta la ricerca delle cause del caro vita. Non è l?euro, secondo il presidente della Commissione Ue, Romano Prodi, per il quale «il caro prezzi in Italia continua in modo diverso da tutti gli altri Paesi europei».
Per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, tocca al governo «proporre misure che tengano sotto controllo la dinamica dei prezzi e, per quello che può, delle tariffe». Per il segretario dei pensionati-Cisl, Antonio Uda, «lo sciopero della spesa le famiglie anziane lo fanno già ogni giorno. Ma purtroppo è uno sciopero di costrizione, non volontario».
Tra le associazioni il rimpallo di responsabilità non è terminato. Per Marco Venturi (Confesercenti) «gli aumenti dei prezzi soprattutto nel settore del?ortofrutta partono dall?origine e non hanno nulla a che vedere con la furbizia dei commercianti. La stessa cosa vale per bar e ristoranti che risentono degli aumenti dell?ortofrutta».
La Coldiretti si è impegnata a rendere pubblico il prezzo pagato alle imprese agricole per far vedere la differenza tra prezzi all?origine e al dettaglio. Per la Confcommercio, lo sciopero della spesa «è una forma di protesta più che legittima, ma che, rivolta contro i commercianti, ha proprio sbagliato indirizzo e destinatario».
Lo sciopero della spesa è stata l?occasione per chiedere da più parti un intervento deciso del governo, colpevole, secondo sindacati e opposizione, di aver chiuso gli occhi di fronte all? impennata dei prezzi. Al sit-in di fronte a Montecitorio hanno partecipato esponenti del mondo politico e sindacale. Francesco Rutelli, che ha promesso battaglia in Finanziaria per difendere il potere d?acquisto delle famiglie: «L?inflazione è diventata cronica ed è un peso grave per l?economia, la competitività e le famiglie. È compito del governo studiare provvedimenti per garantire un potere d?acquisto decente per gli italiani». In piazza anche il capogruppo della Margherita al Senato, Willer Bordon, Livia Turco e Cesare Damiano dei Ds, il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. Se Epifani che giudica lo sciopero «sacrosanto» e Angeletti che riconosce che «la situazione sta diventando intollerabile e inaccettabile». Il governatore della Regione Campania, Antonio Bassolino, annuncia l?istituzione di un Osservatorio regionale e chiede un rapido incontro al ministero.
Marzano promette di presentare quanto prima un pacchetto di proposte per la promozione del commercio elettronico, la liberalizzazione dei saldi e la diffusione ai cittadini, nei grandi comuni di informazioni settimanali sui prezzi nei mercati rionali.

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