23 Novembre 2012

Gli sconti pre natalizi non sono come i saldi di gennaio. Ecco come regolarsi per gli acquisti

Gli sconti pre natalizi non sono come i saldi di gennaio. Ecco come regolarsi per gli acquisti

Il Black Friday americano viene sempre più anticipato alla sera prima, con gente disposta a saltare la tradizionale cena pur di prepararsi a lunghe code fuori dai negozi. In Italia, complici le apprensioni di commercianti e consumatori alimentate dalla crisi, più qualche errata informazione diffusa dai media, sul tema della merce in sconto (e dell’ abbigliamento in particolare) si ingigantisce invece la confusione tra saldi e vendite promozionali. Il “caso” Lombardia Guardiamo la Lombardia. I saldi invernali inizieranno il 5 gennaio, come in quasi tutta Italia, sulla base dell’ accordo della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome del 24 marzo 2011, che ha individuato una data unica per tutto il territorio nazionale. Quando si parla di saldi si intendono vendite eccezionali di prodotti a fine stagione, caratterizzate da sconti pari mediamente al 30/40% del prezzo di vendita . Altra cosa sono le promozioni, che sono facoltative e comprendono le classiche offerte 3 per 2, i ribassi sul secondo acquisto, e in ogni caso sconti più contenuti rispetto ai saldi e che riguardano uno o più prodotti della gamma presente in negozio: anche quelli in magazzino. Con la legge regionale n. 9 del 7 giugno 2012, in via sperimentale la Lombardia ha sospeso per un anno il divieto di fare promozioni prima dei saldi, che scatterebbe altrimenti a partire dal 25 novembre. Un argomento, quello del divieto di vendite promozionali pre-saldi, su cui ogni Regione – in virtù dell’ autonomia stabilita dal Titolo V della Costituzione – indica una data diversa. Ad esempio: Piemonte e Lazio impongono il divieto nei 30 giorni precedenti l’ avvio dei saldi, Valle d’ Aosta e Calabria nei 15 giorni. Mentre Emilia Romagna, Friuli Venezia-Giulia e provincia autonoma di Trento non l’ impongono affatto. No ai saldi mascherati La decisione del Pirellone ha però diviso negozianti e associazioni di categoria. Alcuni piccoli commercianti sono partiti all’ attacco, temendo l’ aggressione dei grandi: no ai saldi mascherati. “I saldi rappresentano un’ importante opportunità per le imprese dell’ abbigliamento, da cui deriva circa il 30-40% del fatturato annuale”, afferma Mauro Bussoni, vice direttore generale di Confesercenti. “Il fatto che siano regolamentati è una garanzia per il consumatore, che può così capir bene qual è il prezzo di partenza e quello di arrivo. Cosa che non avviene, per dire, negli outlet”. In gioco c’ è la marginalità. È vero che le vendite sono in calo, così come il potere d’ acquisto delle famiglie, ma sdoganare i saldi porterebbe tanti piccoli esercizi ad abbassare la serranda. Le associazioni dei consumatori, intanto, continuano a chiedere di anticipare a dicembre i saldi invernali “per far fronte alla grave situazione di crisi che attanaglia l’ Italia, alleggerire la spesa natalizia degli italiani e salvare il settore del commercio”, come dice il presidente del Codacons Carlo Rienzi, che paventa a Natale un calo degli acquisti pari al 20 per cento. articoli correlati Profumerie in pole position per il business di Natale Al Black Friday 2012 più pigiami e coperte e meno gadget high tech I saldi tutelano il Made in Italy e gli acquisti degli stranieri “Questa proposta è una boutade”, commenta Massimo Torti, segretario generale di Federazione Moda Italia-Confcommercio. La partenza dei saldi arriverà, come stabilito, il giorno prima dell’ Epifania. “La regolamentazione – dice Torti – serve a tutelare il made in Italy, cioè il terzo brand più conosciuto al mondo. In occasione dei saldi arriva nel nostro Paese tantissima gente dall’ estero, interessata alla qualità dei nostri prodotti, che non possiamo svendere in qualsiasi data. È bene che ci sia un lasso di tempo prefissato: per questo le regioni si accordano”. Perché ci sono gli scontri pre natalizi Sui vincoli di promozione, invece, ogni Regione decide in autonomia. E l’ eventuale divieto riguarda la comunicazione, la pubblicità della promozione stessa. Ogni commerciante è infatti libero di praticare le proprie offerte. “Ci siamo espressi a favore della sospensione sperimentale del divieto in Lombardia per tre motivi”, spiega il vice presidente di Confcommercio, Renato Borghi. “In primo luogo, per difendere i piccoli negozi: nei periodi precedenti i saldi, infatti, le catene, le grandi griffe e le aziende più strutturate proponevano comunque ai clienti sconti via sms, e-mail, cartoline e carte fedeltà”. E il divieto, di fatto, valeva solo per i piccoli, che potevano andare incontro a pesanti multe. “In un momento di difficoltà come questo – continua Borghi – è poi giusto dare un segnale di attenzione ai consumatori. E infine, a dicembre tutte le altre merceologie praticheranno sconti. Se l’ abbigliamento fosse rimasto fermo, sarebbe stato di sicuro penalizzato”.
Dario Aquaro

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