16 Febbraio 2018

Gli operatori telefonici al setaccio La Gdf cerca accordi sulle bollette

l’ antitrust ordina verifiche su tim, vodafone e fastweb. l’ ipotesi: cartello per le fatture
gianluca baldiniL’ Antitrust vuole vederci chiaro sulle bollette a 28 giorni. Per questo, ieri, su richiesta dell’ Autorità presieduta da Giovanni Pitruzzella, la Guardia di Finanza ha dato il via da alcune ispezioni nelle sedi dei principali operatori di telefonia: Tim, Wind 3, Vodafone e Fastweb. Gli accertamenti sono avvenuti anche in Asstel, l’ associazione delle imprese del settore. Alla base di queste ispezioni, la sensazione che le aziende coinvolte possano aver agito di concerto proprio sulla fatturazione ogni quattro settimane. Un sentore che più volte è stato denunciato dalle associazioni di consumatori. Wind ha diffuso una nota dopo aver fornito tutt ele informazioni per confermare di aver rispettato in pieno le disposizioni di legge. Non appena è uscita la notizia delle indagini da parte della Gdf, Asstel ha diffuso una nota nella quale ha sottolineato che «l’ associazione sta prestando la massima collaborazione alle autorità, nella consapevolezza di essere estranea a qualunque pratica anticoncorrenziale». Tutto è iniziato tra il 2016 e il 2017, quando gli operatori (non solo di telefonia, ma anche le pay tv) diedero il via alle bollette a cadenza di 28 giorni. Per l’ Agcom gli operatori sarebbero dovuti tornare a bollette mensili già entro il 23 giugno dell’ anno scorso. Poi è intervenuto il legislatore, con il dl fiscale, a sancire lo stop definitivo alle bollette a 28 giorni. Il Tar intanto nei giorni scorsi ha congelato l’ obbligo di rimborsare i consumatori in bolletta per il pregresso a partire da aprile. Sui rimborsi si esprimerà definitivamente il tribunale il 31 ottobre prossimo nell’ udienza di merito. Intanto, però, lo scorso 24 gennaio Tim, Vodafone e Fastweb hanno annunciato l’ intenzione di tornare alla tariffazione mensile a partire dal prossimo aprile. Peccato che per sopperire al problema dei mancati introiti abbiano comunicato agli utenti aumento dell’ 8,6% su base annua. Proprio la differenza di ricavi che c’ è tra la tariffazione mensile e quella a 28 giorni. È stato proprio l’ annuncio contemporaneo di Tim, Vodafone e Fastweb a far pensare che dietro alle decisioni di queste realtà ci fosse una regia comune. «Avevamo segnalato come alcune compagnie telefoniche, a seguito del divieto di inviare bollette ogni 28 giorni, avessero comunicato ai propri clienti aumenti delle tariffe praticamente identici», afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. «Se i principali operatori della telefonia applicano rincari contemporaneamente e nella stessa misura, l’ utente non può nemmeno avvalersi del diritto di recesso, perché viene privato della possibilità di migrare verso società più convenienti. Se saranno accertati illeciti da parte dell’ Antitrust, avvieremo una class action contro le compagnie telefoniche per gli enormi danni economici prodotti agli utenti», conclude il numero uno del Codacons.«Non è pensabile che tutte le società, o quasi, stiano magicamente aumentando le tariffe, guarda caso, dell’ 8,6%», spiega Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione nazionale consumatori. L’ entrata in scena dei finanzieri nelle sedi dei singoli operatori lascia intendere che l’ Antitrust probabilmente aprirà una seconda formale istruttoria, cioè un processo d’ accusa, sul caso facendo leva sul presunto «coordinamento» tra le società, a danno della concorrenza, ma soprattutto degli utenti finali.Di fatto questa sembra essere l’ ultima possibilità per i clienti di queste compagnie. Se non verranno trovate irregolarità, la tariffazione tornerà a essere mensile, ma gli utenti si troveranno comunque a dover pagare di più per gli stessi servizi di cui godevano prima.
gianluca baldini

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