Gli italiani stringono ancora la cinghia
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA Gli italiani stringono ancora la cinghia, come testimonia il calo complessivo delle vendite a maggio, in flessione dell’ 1,9% su base annua (secondo ribasso consecutivo da inizio anno), come certificato dall’ Istat. Ed è lo stesso Istituto a definire il bilancio «negativo» senza attenuanti. I consumi stentano, insomma, a imboccare la via della ripresa. E a testimoniare la profondità del malessere c’ è l’ alleggerirsi anche del carrello della spesa, gli acquisti per gli alimentari, che diminuiscono del 2%, addirittura oltre la media generale. Crescono così le preoccupazioni dei commercianti, specie quelli che gestiscono i negozi più piccoli. La flessione delle vendite al dettaglio a maggio non risparmia quasi niente: sono tutti, o quasi, segni meno. Il confronto con aprile segnala che c’ è stata una contrazione dello o,3%. I cordoni della borsa si sono stretti sia per il "non food" (-2% su anno, -0,4% su mese) che per il "food", gli acquisti essenziali di cibo (-2% su anno, -0,1% su mese). Rispetto a maggio 2009 i cali maggiori hanno riguardato il comparto abbigliamento ed accessori nel suo complesso: giù scarpe, articoli in cuoio e da viaggio (-5,2%) e abiti e pellicceria (-4,5%). Due soli, controcorrente, i settori dal bilancio positivo, quelli che riguardano musica in formato digitale e video: crescono i supporti magnetici e strumenti musicali (+3,6%) e gli elettrodomestici, tivù, radio e registratori (+1,6%). Guardando ai canali di vendita, gli affari vanno male quasi ovunque. Ma sono i negozi sottocasa (-2,9%) a risentirne di più. Nella grande distribuzione, dove il ribasso è meno consistente (-0,5%), scontano le difficoltà maggiori gli ipermercati (-1%), seguiti dai discount alimentari (-0,8%). Il calo è, invece, più lieve per i supermercati (-0,5%). In altre parole, le imprese più grandi se la cavano (oltre 50 addetti +0,1%), mentre quelle piccole e medie sono ancora alle prese con la crisi (fino a 5 addetti -3,1%, da 6 a 49 -3,3%). Per le associazioni dei commercianti si tratta di dati preoccupanti: secondo Confcommercio sulla «battuta d’ arresto delle vendite» pesa «il calo del potere d’ acquisto»; per la Confesercenti «il calo ripetuto e significativo» è allarmante anche perché intacca gli alimentari, «normalmente stabili». Sulla stessa linea i consumatori del Codacons, che evidenziano come in Italia «un nucleo su tre ha problemi ad acquistare cibo». Confagricoltura, dal canto suo, avverte che nei primi cinque mesi dell’ anno la flessione subita dai prodotti per la tavola (-1,2%) rispetto allo stesso periodo del 2009 e nettamete maggiore di quella segnata dal "non food" (-0,2%).
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