Gli italiani guadagnano meno
MILANO – TEMPI duri per le famiglie italiane. Nell’ ultimo trimestre del 2009 il loro reddito disponibile è crollato del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2008, mentre la spesa si è ridotta dell’ 1,9%. Lo rileva l’ Istat, sottolineando come sia la riduzione più significativa dall’ inizio delle serie storiche negli anni Novanta. Anche la propensione al risparmio è diminuita: il rapporto tra il risparmio lordo e il reddito disponibile è sceso al 14%, il livello più basso degli ultimi vent’ anni. Una fotografia che non sorprende consumatori e sindacati, che da tempo denunciavano una situazione molto grave. Male anche i profitti delle società non finanziarie, che vedono un lieve miglioramento su base trimestrale ma una flessione dell’ 1,8% su base annuale. I dati, ha affermato il leader della Cgil Guglielmo Epifani, sono la dimostrazione che «non siamo fuori dalla crisi». Per Adusbef e Federconsumatori, che tornano a chiedere misure a sostegno della domanda, sono «la gravissima dimostrazione del fatto che la situazione in cui versa il Paese è ben diversa da quella continuamente invocata dal partito degli ottimisti». Anche per il Codacons i dati «confermano per la millesima volta che il governo non ha saputo e voluto difendere il potere d’ acquisto delle famiglie». Per Confesercenti, l’ affanno con cui le famiglie vivono la crisi è «preoccupante» e serve «una terapia d’ urgenza che comprenda meno tasse e, a copertura, un taglio coraggioso delle spese e degli sprechi». Il segretario confederale dell’ Ugl Paolo Varesi chiede «interventi strutturali per alleggerire la pressione del fisco», a cominciare dai nuclei più numerosi, con il l quoziente familiare. Per Beppe Fioroni, responsabile welfare del Pd, «nel caso il governo avesse ancora dubbi sulle priorità delle riforme, l’ agenda sta tutta in queste cifre drammatiche: se non si parte da qui si rischia una crisi sociale dai risvolti imprevedibili». «ALLA LUCE di queste evidenze – fa rilevare Confcommercio – il confronto tra riduzione dei consumi (-1,8%) e riduzione dei redditi reali (tra il 2,3% e il 2,7%, secondo le nostre stime), indica che le famiglie italiane hanno fatto tutto il possibile per difendere i propri livelli di benessere». In questo scenario, secondo Confcommercio, assume un rilievo ancora maggiore la necessità della riforma fiscale che «migliorerebbe non solo le aspettative delle famiglie sulla formazione di reddito futuro, ma ridurrebbe anche gli incentivi all’ evasione fiscale». Arriva la risposta del governo attraverso una nota del ministero della Pubblica Ammistrazione: «Nel 2009 il potere d’ acquisto (cioè il reddito disponibile in termini reali) del settore famiglie è diminuito solo del 2,6% contro una caduta del Pil reale del 5,1». Per i calcoli di Brunetta il reddito delle famiglie ha sostanzialmente tenuto grazie agli «aumenti contrattuali».
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