Giro di vite contro frutta e verdure “clandestine“
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fonte:
- Liberazione
Multe più care da ieri per produttori, grossisti e commercianti che venderanno frutta e verdura senza “pedigree“. Per poter essere messi in vendita, i prodotti dell`orto dovranno infatti essere certificati.
La stretta sulla certificazione di provenienza e di categoria della frutta è dovuta all`entrata in vigore di un decreto legislativo che inasprisce le sanzioni per chi non rispetta le norme dell`Unione europea in fatto di qualità e commercializzazione di frutta e verdura. Tanto per rimanere in casa, in meno di un mese, nel Belpaese è stato fatto un sequestro ogni sette giorni di quintali di mandarini e arance spagnole spacciate per italiane sui mercati nazionali: il 27 gennaio scorso infatti in diversi magazzini di Albenga (Savona) e della Calabria è stato scoperto un “commercio“ di clementine importate dalla Spagna via terra, che venivano immesse sul mercato come prodotti nostrani. Il 3 febbraio diecimila chili di arance che venivano dalla Spagna sono state sequestrate ad un grossista di Rivoli perché dalle etichette risultavano calabresi e il 12 febbraio l`ufficio di Genova dell`Ispettorato centrale repressione frodi ha sottoposto a sequestro amministrativo 37,79 quintali di clementine provenienti dalla Spagna e dalla Francia e destinate a commercianti di Roma e provincia.
Multe quindi più salate, da 550 a 15.500 euro, per le verdure e la frutta clandestine, di provenienza incerta o prive di informazioni corrette. Oltre al prezzo e all`origine, il cartellino deve prevedere anche la varietà (ad esempio mele golden, stark o annurca), nonché la categoria: uno se la merce è migliore, due se lo è un po` meno, tre nel caso di prodotti colpiti da eventi atmosferici negativi. E ancora, i consumatori troveranno notizie anche sul calibro, ovvero la grandezza.
A dover essere etichettati sono sia i prodotti venduti sfusi sia quelli confezionati, con indicazioni «chiare e leggibili» come stabilito dal regolamento Ue, con informazioni su identificazione, natura del prodotto, origine del prodotto, caratteristiche commerciali. «L`Italia è leader europea per quantità e qualità dei prodotti ortofrutticoli ma – osserva la Coldiretti – vengono comunque importati ogni anno oltre due miliardi di chilogrammi di frutta e verdura delle più svariate provenienze che però spesso perdono sul mercato identità e origine».
In più, attraverso etichette chiare tornano anche i prodotti di stagione che la globalizzazione del mercato ha messo in ombra. E anche controllare i rincari determinati da eventi atmosferici, così sarà più facile. Nel 2002, secondo i dati Coldiretti, si sono verificati incrementi nelle importazioni dei prodotti ortofrutticoli in Italia rispetto al 2001: agrumi +21,4%, legumi e ortaggi +16,6%, frutta fresca +8,8%, frutta secca +4,9%.
Ma la nuova etichettatura di frutta e verdura parte a rilento, denuncia l`Intesa dei consumatori che proprio ieri ha verificato che sui banchi dei mercati delle principali città italiane, appena il 20% dei venditori esibisce l`etichetta voluta dall`Unione: uno su quattro. Quali i motivi di questo ritardo? «Confusione, notizie frammentarie, totale inconsapevolezza da parte dei venditori hanno impedito che la normativa venisse applicata rigorosamente fin da subito. Ma anche il fatto – sottolineano le associazioni dei consumatori – che in molti casi i grossisti non hanno fornito ai dettaglianti le informazioni necessarie per tracciare l`identikit di frutta e verdura». L`Intesa dei consumatori «comprendendo la difficoltà iniziale di istituire tale carta d`identità», invita i commercianti ad adeguarsi, entro il termine di 10 giorni, alla nuova normativa. Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, in caso di mancato rispetto delle nuove regole, chiederanno l`intervento dei Nas che potrebbe portare anche al sequestro dei prodotti in vendita nei mercati.
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