9 Novembre 2012

Frena il credito, allarme consumi

Frena il credito, allarme consumi

La crisi morde ancora tra famiglie e imprese italiane. I prestiti delle banche ad aziende e privati diminuiscono e i cittadini stringono la cinghia sui consumi, arrivando a ridurre sensibilmente i propri spostamenti e a tagliare addirittura la spesa alimentare. Lo evidenziano una serie di dati incrociati, da Bankitalia a Confcommercio. Secondo via Nazionale a settembre sono diminuiti dello 0,8% i crediti ai privati. I finanziamenti alle società non finanziarie sono calati del 3,2% in un anno con una maggiore contrazione in confronto al -1,9% di agosto. In lieve crescita, invece, i prestiti alle famiglie, che segnano un +0,1%. In calo i tassi. Quelli sui finanziamenti erogati nel mese alle famiglie per l’ acquisto di abitazioni sono diminuiti al 4,10% (4,21 nel mese precedente).). Quelli sui nuovi prestiti alle societa’ non finanziarie di importo inferiore a 1 milione di euro sono scesi dal 4,55 al 4,42. Tornando ai consumi, il termometro della crisi misura un livello ancora elevato di criticità in particolare tra le famiglie. Basti pensare che a settembre l’ indicatore dei consumi di Confcommercio ha registrato una diminuzione del 4,2% rispetto a settembre 2011 e una flessione dello 0,8% rispetto ad agosto. Due variazioni che, secondo l’ associazione, risultano addirittura tra le peggiori da quando viene calcolato l’ indice. A risentirne sono soprattutto le spese per mobilità (auto, moto, carburanti, pedaggi e trasporti aerei), ridotte rispetto a un anno prima del 10,6% in valore e del 20,5% in quantità, e quella per il settore alimentari, bevande e tabacchi, scesa del 2,8% in valore e del 5,7% in quantità. I commenti dei consumatori assumono toni molto preoccupanti. «Almeno un terzo delle famiglie italiane non riesce più ad acquistare il cibo necessario. Bisogna tornare alla fine degli anni ’70 per avere consumi alimentari pro capite così bassi», avverte il Codacons. Mentre Adusbef e Federconsumatori parlano di un calo dei consumi «drammatico» che, stimano, a fine anno raggiungerà il 5% e che equivale a una contrazione complessiva della spesa di oltre 35,5 miliardi di euro.

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