2 Marzo 2010

Festival, inchiesta sul televoto

SANREMO Dall’ Ariston ai tribunali: il Festival continua a far parlare (e cantare). La procura ha formalmente aperto un fascicolo sulla vicenda del televoto, nel solco delle forti perplessità sollevate dal Codacons. Un atto dovuto dopo che l’ esposto dell’ associazione utenti ha raggiunto, da Roma, la caserma sanremese della Guardia di Finanza. Il procuratore Roberto Cavallone ha affidato il documento al magistrato di turno. E’ molto probabile, però, che il tutto sia trasmesso a un’ altra procura, forse quella di Milano e non della Capitale, per motivi di competenza territoriale. Il centro di raccolta dei televoti in questione sarebbe infatti nel capoluogo lombardo, anche se la gara canora si è svolta a Sanremo. Da qui la questione legata alla collocazione geografica degli accertamenti richiesti dal Codacons. Che, tuttavia, non può presentare una querela per l’ ipotesi di truffa, non avendo alcuna parte attiva nella vicenda festivaliera. In questo caso, infatti, gli unici legittimati a farlo sono i cantanti che ritenessero di aver subito danni dalla piega assunta dai voti espressi dai telespettatori. L’ esposto del Codacons era scattato il 21 febbraio dopo il finale tumultuoso del Festival, con gli orchestrali che avevano lanciato gli spartiti per protestare contro la «promozione» fra i primissimi del trio Pupo-Emanuele Filiberto-Canonici. «Credo davvero che il televoto abbia fatto il suo tempo – è la posizione del presidente Codacons, Carlo Rienzi – e si deve tornare ai vecchi sistemi delle giurie tecniche o al giudizio del pubblico in sala o attraverso sondaggi pubblici sui siti di musica. Gli interessi economici di produttori e sponsor che ruotano attorno a un disco sono enormi e se si scoprirà, cosa che ci auguriamo non avvenga, che il denaro ha condizionato i televoti, scatterà il reato di truffa».

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