Famiglie, redditi fermi a 30 anni fa Dal 2007 la spesa è calata del 7,6%
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fonte:
- La Provincia di Como
- La Provincia di Lecco
- La Provincia di Sondrio
- La Provincia di Varese
- L`Eco di Bergamo
Redditi che ormai giacciono ai livelli di 30 anni fa e sempre meno soldi da spendere a proprio piacimento. L’ ennesima fotografia della crisi arriva dalla Confcommercio, che nella Nota di aggiornamento al rapporto sui consumi, insieme alla conferma della vera e propria palude in cui la crisi ha gettato il Paese, offre una chiave di lettura diversa, quella dei consumi «obbligati» (casa, trasporti, sanità), che ormai si «mangiano» il 41% del reddito delle famiglie, lasciando appena 10.900 euro da spendere sul mercato. Arrivare a fine mese Il dato di partenza resta quello della difficoltà di arrivare a fine mese: il reddito disponibile delle famiglie italiane è, infatti, fermo ai livelli di 30 anni fa. Nel 2014 il reddito è stato pari a 17.400 euro (come il 2013), mentre nel 1986 era pari a 17.200 euro. Nel 2013, in particolare, la spesa delle famiglie ha registrato una flessione del 2.5%, con una contrazione del 7,6% in otto anni, durante i quali il reddito disponibile reale pro capite è sceso del 13.1%, pari a un ammontare di 2.590 euro a testa. Confcommercio sottolinea, poi, come sia in atto una vera e propria «terziarizzazione» dei consumi, vale a dire come le famiglie siano costrette sempre di più a privilegiare i servizi rispetto ai beni. I primi, infatti, coprono ormai il 53% della spesa totale (dal 41,8% del 1992), mentre i secondi sono precipitati dal 58,2 al 47%. Non solo: i consumi cosiddetti «obbligati» (dalla casa alla benzina, dall’ assicurazione alla sanità) coprono ormai il 41% del totale. Quindi la cifra che ogni famiglia ha a disposizione per tutto il resto, e su cui ha pertanto libertà di scelta, si è ridotta a 10.900 euro dai 14.300 del 1992. Per la casa, per esempio, si è passati dal 17,1% al 23,9% del totale. Questo vuol dire, in sostanza, che la spesa ha subito importanti modifiche: nel 2013 si è speso meno per i pasti in casa e fuori casa (-4,1%) e in particolare per l’ alimentazione domestica (-4,6%), i viaggi e le vacanze (-3,8%) e la cura del sé e la salute (-3,5%), al cui interno si è registrata la netta flessione della spesa per l’ abbigliamento e le calzature (-6,3%). Commenti allarmati Allarmati i commenti delle associazioni dei consumatori. Il Codacons parla di «emergenza consumi, con effetti a catena sul commercio, sulle imprese, sull’ occupazione e sull’ economia nazionale», da combattere con un apposito decreto «salva consumi», ossia un provvedimento contenente misure specifiche non solo per aumentare il potere d’ acquisto delle famiglie, ma anche per incentivare gli acquisti in tutti i settori. Anche Federconsumatori e Adusbef, che concordano sui numeri, chiedono al governo «misure di rilancio immediate, a partire da un piano straordinario per il lavoro» Intanto, «dopo aver conosciuto un decennio ruggente (1997-2007), il mercato immobiliare si è letteralmente dimezzato. Nel settore residenziale siamo passati dalle 807 mila abitazioni comprate e vendute nel 2007 alle 403 mila del 2013. Siamo tornati al volume di scambi del 1984: un arretramento di trent’ anni», si legge in uno studio di Rur e Censis. •
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