Famiglie, la crisi taglia il potere d’ acquisto
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fonte:
- Avvenire
DA ROMA L a modesta ripresa dell’ economia nel 2010 non è bastata a ridare ossigeno ai bilanci delle famiglie italiane. L’ inflazione infatti ha spazzato via quel poco di aumento numerico dei redditi che pure c’ è stato e alla fine il potere d’ acquisto è calato di un altro 0,6% dopo la batosta (-3,1%) dell’ anno precedente. Per far fronte alla spese crescenti gli italiani hanno dovuto anche erodere ulteriormente la quota di reddito destinata al risparmio, scesa al 12,1%. A fare i conti in tasca alle famiglie è l’ Istat, che ha diffuso i dati sui redditi del 2010. Meno capacità di spesa e meno risparmi: le cifre indicano che l’ onda lunga della recessione non è stata ancora superata, mentre la ripresa del carovita morde i salari. Una dinamica che preoccupa sindacati e associazioni di categoria, anche perché le prospettive restano poco rassicuranti. Nei primi mesi di quest’ anno l’ inflazione ha continuato a crescere, fino a toccare il 2,5% a marzo, mentre i prezzi dei carburanti fanno segnare da una settimana all’ altra nuovi record: ieri la benzina ha toccato quota 1,584 euro al litro. Tornando ai dati dello scorso anno l’ Istat evidenzia come il reddito lordo disponibile è salito dello 0,9% rispetto al 2009, ma è cresciuta di più la spesa delle famiglie per i consumi (+2,5%) mentre il potere d’ acquisto è calato dello 0,6% e la propensione al risparmio dell’ 1,3%. Un segnale di inversione di tendenza si può leggere guardando ai soli dati dell’ ultimo trimestre dell’ anno, quando il potere d’ acquisto ha recuperato lo 0,8% rispetto ai tre mesi precedenti. Non a caso il ministro Maurizio Sacconi pur senza nascondere che il «contesto è stato e rimane difficile per molte famiglie italiane» spinge a leggere nei dati «la tendenza positiva al miglioramento, anche allo scopo di alimentare quelle aspettative che sono sempre elemento importante della crescita economica». Meno ottimista la Confcommercio: «In assenza di una crescita futura nettamente più sostenuta rispetto all’ ultimo decennio – rileva l’ ufficio studi – le famiglie saranno costrette a una scelta tra l’ ulteriore ridimensionamento del risparmio e la riduzione dei consumi». Pertanto servono politiche che «puntino su consumi, investimenti e miglioramento della produttività » per far cerscere il Pil. I sindacati rilanciano soprattutto la necessità di una riforma fiscale che alleggerisca il prelievo sui salari. Secondo Maurizio Petriccioli della Cisl, «per sostenere le famiglie sono necessarie sia misure congiunturali, compensando ad esempio gli effetti economici negativi generati dal continuo rincaro dei prezzi dei carburanti, sia riforme più strutturali, come quella fiscale la cui istruttoria va accelerata». «Non c’ è tempo da perdere – concorda il segretario dell’ Ugl Giovanni Centrella – occorre ridare fiato ai redditi abbassando la pressione esercitata da tasse e tariffe ». Per la Cgil i dati Istat «confermano la gravità dell’ impatto della crisi» e rilanciano l’ esigenza di interventi sul fisco e di «un piano per l’ occupazione». I dati dell’ Istat allarmano anche i consumatori. Il Codacons sottolinea però che la «solita media del pollo» di Trilussa non traduce le difficoltà reali dei più svantaggiati: «I pensionati al minimo così come le famiglie a rischio di povertà relativa, hanno un’ inflazione maggiore rispetto alla media e per loro il calo del potere d’ acquisto è quindi almeno doppio». Un dato che non sfugge al presidente delle Acli Andrea Olivero secondo il quale servono «scelte strategiche a favore dei redditi più bassi» perché «mentre l’ aumento del reddito riguarda solo alcuni» il carovita «riguarda tutti e soprattutto i più poveri». Sacconi: quadro difficile ma il trend migliora Confcommercio: far crescere il Pil.
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