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8 Gennaio 2002

Euroscontro sui prezzi Consumatori all´attacco Tremonti: niente paura

ROMA Insomma: l´inflazione da euro ci sarà o no? «Noi siamo convinti – ha detto il ministro dell´Economia Giulio Tremonti – che è sotto controllo e che l` incidenza dell` euro sui prezzi è praticamente insignificante». Eppure, alla fine di una giornata in cui le associazioni dei consumatori hanno accusato i commercianti e le banche, e in cui gli accusati hanno replicato per le rime, si ha la sensazione che la disputa non sia tanto sul fatto che l´inflazione possa esserci o meno, ma semplicemente sulla sua entità. E allora ecco le cifre: secondo i consumatori l´impatto inflazionistico del changeover sarà una stangata per tutte le famiglie di 557 euro (oltre un milione di lire), e si tradurrà in una crescita dei prezzi tra lo 0,4% e lo 0,7%. Praticamente una bancarotta dell´economia familiare, da qui la richiesta di un «bonus fiscale» di 51,6 euro (circa 100 mila lire). Per contro, Confcommercio ha stigmatizzato l´allarmismo delle associazioni dei consumatori e ha replicato che l´inflazione, se mai, crescerà tra lo 0,1% e lo 0,2%, salvo poi riassorbirsi in febbraio. A concordare con l´ottimismo del ministro Tremonti, per ora, resta solo la Banca centrale europea (Bce). Chi avrà ragione si saprà solo il 20 gennaio, quando gli uffici statistici delle 12 città campione forniranno i primi dati sulla dinamica dei prezzi, che dovranno poi essere confermati dall´Istat un paio di settimane dopo. Fino ad allora tutto è congettura e stima. Prima di quella data infatti, ci saranno solo – a metà settimana – i risultati del monitoraggio condotto dal ministero delle Attività produttive. Sembra che anche Banca d´Italia stia facendo uno studio su questa controversa materia, ma sui risultati è stato imposto, per ora, il silenzio. Cominciamo dai consumatori. Ieri mattina quattro delle maggiori organizzazioni (Codacons, Federconsumatori, Adusbef e Aduc) hanno convocato una conferenza stampa, per sottoporre alla pubblica attenzione una loro «rilevazione sul campo»: ad aumentare – secondo le associazioni – sono stati almeno una sessantina di prodotti, alcuni presenti nel «paniere» di calcolo dell´inflazione, altri no ma comunque di frequente consumo, alcuni assai comuni, come l´acqua minerale, la carne, le verdure, altri un po´ più peregrini, come le tariffe delle prostitute oppure gli oboli per le messe di suffragio. Fatto di sta che – sempre secondo le quattro associazioni – l´incremento al consumo sarebbe di almeno il 14% con una ricaduta sull´inflazione tra lo 0,4 e lo 0,7%. Va da sé che la cosa finirà in carte bollate, tant´è che le prime tre cause sono già partite. Il ministro Antonio Marzano, il presidente di Confcommercio Sergio Billè e quello di Confesercenti Marco Venturi, che hanno voluto a tutti i costi rassicurare gli italiani, sostenendo che il cambio di moneta sarebbe stato pressoché indolore, sono stati garbatamente derisi dai consumatori con l´attribuzione – rispettivamente – dei premi «europinocchio», «eurogatto» ed «eurovolpe». A Sergio Billè, presidente della maggiore organizzazione del commercio e dei servizi, deve essere saltata la mosca al naso e, alle 16,30 – ora inconsueta per appuntamenti di questo genere – ha convocato una conferenza stampa di replica. Secondo l´ufficio studi di Confcommercio, un effetto-euro sull´inflazione potrebbe esserci, ma di un valore non superiore allo 0,2%, con tendenza verso lo 0,1% e riassorbimento nel mese successivo. Se poi sui prezzi incideranno altri fattori (i costi di produzione, eventuali sobbalzi della spesa energetica, eccetera) quello, con la nuova moneta, non c´entra. Confcommercio ha anche criticato il ruolo di «cambiavalute» che si sta chiedendo ai commercianti, peraltro del tutto gratuitamente, e come in questo la responsabilità sia delle banche «in primis» in quanto su sette giorni di nuova moneta sono state chiuse quattro (il primo, il 5 e il 6 perché week end, e ieri per sciopero), e poi della comunicazione, in quanto nella pubblicità televisiva, si dice che non è necessario cambiare le lire in euro ma basta spenderle nei negozi. A Billè è stato fatto notare – però – che i suoi associati non sono statti particolarmente zelanti, tant´è che del milione e 200 mila kit di euro disponibili nelle banche, ne sono stati ritirati meno di 200 mila, e quindi, se la nuova moneta circola poco, lo si deve anche a loro. «Questo è vero solo in parte – ha riconosciuto Billè – perché se i commercianti non hanno ritirato le nuove monete per tempo, è stato per timore delle sanzioni severissime (fino a 54 milioni di lire di multa – ndr) in caso di smarrimento». Quanto alla responsabilità dei commercianti sull´aumento dei prezzi, Billè ha replicato che «casi sporadici» non fanno testo e che nulla si potrà sapere prima di una rilevazione oggettiva dell´Istat. Comunque – ha detto ancora – se un negoziante aumenta indiscriminatamente, il modo migliore per punirlo è passare alla concorrenza. Commercianti e consumatori su una cosa concordano: è necessario fare il punto sulla situazione e per oggi hanno chiesto un incontro urgente con il comitato euro presso il ministero dell´economia.

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