8 Giugno 2011

E.coli, un’ altra vittima Dalla Ue 150 milioni di euro per i danni agli agricoltori

Ancora una vittima in Germania, mentre spunta un caso sospetto in Canada. Nessuna certezza sulle cause dell’ epidemia di E.coli. La Ue mette sul banco 150 milionidi euro per risarcire gli agricoltori. «Troppo poco per l’ Italia».

 I colpevoli non sono i cetrioli né i germogli di soia ma, mentre continuano i test per scoprire l’ origine dell’ infezione, in Germania il batterio killer continua a mietere vittime, arrivate a 24. In Europa il settore ortofrutticolo è in ginocchio e la Ue ha proposto 150 milioni di euro di aiuti. Troppo pochi per l’ Italia, dove gli agricoltori sono scesi in piazza e hanno accusato il Governo di immobilismo. Quella di ieri è stata una giornata campale nella guerra scatenata dall’ infezione di un ceppo letale di batterio escherichia coli. Oltre alle 23 vittime tedesche e al decesso in Svezia di una donna, che era stata in Germania, ieri è stato segnalato un caso sospetto in Canada. Secondo i dati dell’ ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, i casi di infezione sono oltre 2500 e riguardano tredici Paesi Ue, ma non l’ Italia. L’ incertezza sull’ origine del contagio sta provocando il panico dei consumatori e il collasso del settore ortofrutticolo. Ieri i ministri europei dell’ Agricoltura si sono riuniti a Lussemburgo, dove la Commissione Ue ha proposto di stanziare 150 milioni di euro per risarcire agli agricoltori il 30% del valore dei prodotti invenduti. Una cifra "insufficiente" secondo il ministro per le politiche agricole e alimentari Saverio Romano. «Temo -ha detto – che saremo richiamati nuovamente a ridiscutere di eventuali compensazioni, addirittura con uno stato di crisi del comparto, se non viene individuata immediatamente la provenienza del batterio stesso, in quanto lascerebbe tutti in uno stato di incertezza». In ogni caso, ha aggiunto il ministro, «per quanto riguarda i nostri prodotti possiamo dare la certezza agli italiani che sono sani e sono buoni». Le rassicurazioni però non bastano agli agricoltori italiani che hanno denunciato un calo dei consumi del 20% di frutta, verdura e ortaggi. Secondo la Cia, Confederazione italiana agricoltori, i danni ammontano a 150 milioni di euro, soltanto in Italia. Per la Coldiretti la stima è intorno ai 100 milioni di euro per le 300mila imprese ortofrutticole italiane e di 417 milioni di euro per quelle europee. Ieri l’ associazione dei coltivatori diretti ha manifestato nelle piazze da Milano a Latina. A Fondi, all’ ingresso del più grande mercato ortofrutticolo italiano, gli agricoltori hanno distribuito gratuitamente gli ortaggi invenduti. Secondo i dati di Eurobarometro il timore del batterio killer ha portato il 35% dei consumatori europei a cambiare abitudini alimentari. Intervenendo al Parlamento europeo a Strasburgo il commissario Ue alla Salute, John Dalli, ha criticato la Germania per la prematura diffusione delle informazioni sull’ origine del batterio. La Spagna ha denunciato 200 milioni di euro di danni a causa del crollo dell’ intera produzione di cetrioli. Il commissario ha però definito «sproporzionata» qualsiasi misura sui prodotti dell’ intero mercato europeo, perché l’ infezione resta circoscritta nella regione tedesca di Amburgo. Secondo il ministro della Salute Ferruccio Fazio «non mangiare la frutta e la verdura in Italia non ha alcun senso» così come «non ha alcun senso fare ulteriori controlli a parte quelli di routine». Un atteggiamento duramente criticato dal Codacons, secondo il quale «evidentemente il ministro non si rende conto che annunciare meno controlli è l’ opposto di quello che si dovrebbe fare per rassicurare i consumatori italiani». Per l’ associazione dei consumatori il danno agli agricoltori italiani si sarebbe potuto evitare «se si fossero bloccate le esigue importazioni di prodotti ortofrutticoli dalla Germania» e in ogni caso «non si sono fatti controlli nemmeno per i negozi che non espongono le etichette di provenienza di frutta e verdura, importante perché i consumatori si possano fidare ed acquistare prodotti made in Italy». *
 
 

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