23 Luglio 2011

E la crisi affligge

E la crisi affligge 
 

 
■ La crisi economica continua a influire pesantemente sul tessuto produttivo italiano. E la ripresa stenta ad arrivare. Lo dimostra la rilevazione compiuta dall’ Istat sul commercio al dettaglio nel mese di maggio, che non riesce a decollare. In base ai dati resi noti dall’ istituto nazionale di statistica, le vendite sono diminuite, rispetto ad aprile, dello 0,1 per cento. Considerando la media del trimestre marzo-maggio 2011, il tasso ha registrato, dai tre mesi precedenti, una variazione negativa della stessa misura. A pesare in modo significativo sulle dinamiche commerciali è la vendita di prodotti alimentari, che diminuisce, in termini tendenziali, dello 0,5, mentre quella di prodotti non alimentari si riduce dello 0,8. Guardando alla dimensione delle imprese, il valore delle vendite aumenta, su base annua, dello 0,4 nelle aziende fino a cinque addetti, diminuisce dello 0,3 in quelle da 6 a 49 dipendenti, e si riduce dell’ 1,8 per cento negli stabilimenti con almeno 50 lavoratori. Analizzando le vendite di beni non alimentari, maggio si rileva un mese nero per il settore degli elettrodomestici, radio, tv e registratori, con un -4,7 per cento, e per il comparto dei supporti magnetici e degli strumenti musicali, con un -4,5. Quanto alla grande distribuzione, nel confronto con il mese di maggio 2010 si registra una riduzione del 2,1 per cento, e un incremento dello 0,2 per le imprese operanti su piccole superfici. Ma se nelle aziende di maggiori dimensioni sono fin troppo evidenti le variazioni negative sia per i prodotti alimentari (-0,8) – con un calo considerevole per gli ipermercati – sia per quelli non gastronomici (-3,1), negli stabilimenti attivi in spazi ridotti, le vendite aumentano per entrambi i comparti merceologici (+0,3 per gli alimentari e +0,2 per i non alimentari). La prova più eloquente della stagnazione dei consumi alimentari, rileva l’ Istat, è rappresentata dal fatto che la busta della spesa è sempre più vuota. Le famiglie comprano sempre di meno, e perdono terreno anche gli esercizi commerciali considerati più convenienti: i discount. Crollano gli acquisti di frutta, pane, pesce e carne rossa. E la Confederazione italiana degli agricoltori, Cia, aggiunge come le vendite rimarranno al palo fino a fine 2011, mentre continuerà a salire la quota di italiani che a causa delle difficoltà economiche ricorrerà solo alle promozioni: dal 30 al 40 per cento nell’ arco di un anno. A commentare le cifre fornite dall’ istituto di statistica è anche il presidente di Confeuro, Rocco Tiso, che parla di «quadro allarmante del comparto agroalimentare», prevedendo «un imminente crollo dell’ acquisto di cibo, soprattutto in relazione al minore potere d’ acquisto dei cittadini». Una nuova «questione agricoltura, dovuta all’ incapacità di riformare e innovare la filiera agroalimentare», evidenzia Tiso. Il quale aggiunge che «se le riforme tanto richieste, come il miglioramento dell’ accesso al credito per le piccole imprese, la riduzione dei costi di produzione a carico degli agricoltori, gli interventi a favore dell’ occupazione dei giovani nella filiera agricola e della salvaguardia del territorio, non verranno attuate in tempi brevi, potremmo ritrovarci in una situazione senza precedenti». A invocare «un cambiamento di rotta per salvare il commercio e far riprendere i consumi degli italiani» è anche il Codacons. Il cui presidente Carlo Rienzi evoca lo spettro della chiusura di migliaia di negozi entro fine anno, se non verranno realizzate le necessarie liberalizzazioni, eliminando gli ostacoli ai saldi e consentendo le aperture domenicali degli esercizi». Un’ altra autorevole organizzazione a difesa dei consumatori come Adusbef giudica «estremamente grave il calo delle vendite al dettaglio rilevato dall’ Istat», e prevede un’ ulteriore riduzione nel 2011, pari a 10 miliardi di euro». «Un crollo dei consumi – sottolinea Adusbef – che sarà aggravato dalle ricadute della manovra economica e dell’ aumento di prezzi e tariffe, fino a raggiungere un record negativo del 7-8 per cento». Le associazioni dei commercianti vedono nei dati Istat una conferma delle loro analisi e dei loro allarmi. «Il nostro indicatore dei consumi aveva già individuato un rallentamento della domanda da parte delle famiglie dopo il progresso registrato ad aprile», scrive l’ ufficio studi di Confcommercio. Che ipotizza «un rallentamento dell’ attività economica nella seconda parte del 2011: motivo della revisione al ribasso della crescita per l’ anno in corso, dal +1 al +0,8 per cento. Confesercenti mette invece in risalto il ruolo della rete tradizionale di negozi, «che in momenti di grandi difficoltà per tutti si dimostra competitiva e rispondente alle esigenze dei consumatori». E chiede al governo «provvedimenti orientati a tagliare sprechi e ridare ossigeno a imprese e famiglie».

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