20 Gennaio 2010

E i pastai respingono tutte le accuse

Ma per i consumatori gli aumenti costano 146 euro annui a famiglia. Il Codacons prepara una class action  

 

Roma.  Faro ancora puntato sui prezzi della pasta. Con il Garante dei prezzi, Roberto Sambuco, che – dati alla mano – ha convocato i pastai e li ha messi di fronte alla fredda oggettività delle cifre: in un anno il prezzo «sullo scafale» della pasta è diminuito solo del 5,7%, mentre le materie prime all’origine hanno registrato un calo molto più ampio, pari al 22,7%. Insomma, c’è ancora troppo divario tra i prezzi alla produzione e quelli finali, quelli – per intenderci – che sborsiamo tutti i giorni quando facciamo la spesa.
Associazioni di categoria di pastai e commercianti, convocati al ministero dello Sviluppo economico, respingono però tutte le accuse: «Non ci sono cartelli sui prezzi e non si può pensare che l’andamento delle materie prime modifichi in maniera automatica il prezzo finale», spiegano. Mentre le associazioni dei consumatori restano sul piede di guerra, chiedendo interventi urgenti e minacciando addirittura una class action.
Non è la prima volta che i pastai finiscono sul banco degli imputati: l’Antitrust ha inflitto una mega-multa a 22 società produttrici, mentre la Procura di Roma ha aperto un’indagine sui rincari. Ma Massimo Menna, il presidente dell’Unipi, l’associazione che raggruppa i pastai, respinge le accuse: «Non è mai esistito e non esiste ora alcun cartello relativo ai prezzi della pasta», garantisce. «Il mercato della pasta è molto concorrenziale – aggiunge Menna – l’offerta è grande sia per il tipo di prodotto che per i prezzi. Nell’ultimo anno il prezzo medio di un chilo di pasta è sceso del 5-6%. Un chilo di pasta oggi costa in media 1,30 euro e quindi un piatto di pasta da 100 grammi costa 13 centesimi. E allora non vedo il problema», taglia corto.
Anche per Confesercenti e Confcommercio «non ci sono anomalie nella filiera» e anzi «la distribuzione ha operato bene evitando che i rincari dovuti alla crescita delle materie prime nel 2008 si ripercuotessero sui consumatori».
Ma per «Mr Prezzi» le cose, evidentemente, non stanno proprio così. Dati alla mano: mentre i prezzi delle materie prime all’origine sono calati, rispetto a novembre 2006, del 5,6%, i prezzi della pasta hanno mostrato andamenti diametralmente opposti. All’ingrosso la pasta di semola ha mostrato un incremento, sempre rispetto a novembre 2006, del 3,4%. «Balzo in su» che raggiunge addirittura il +37,8% se si considerano i prezzi della pasta al consumo (ovvero quanto costano effettivamente le confezioni che acquistiamo sugli scaffali).
I prezzi attuali sono dunque fermi intorno a valori sensibilmente superiori a quelli del 2007 e del 2006: rispetto a novembre 2006 infatti il prezzo medio della pasta di semola di grano duro è cresciuto «significativamente» in tutte le principali città: +0,59 euro a Roma, +0,52 a Milano, +0,50 euro a Torino.
Cifre che fanno infuriare le associazioni dei consumatori: per Federconsumatori e Adusbef gli aumenti corrispondono a maggiori esborsi per 146 euro annui a famiglia. E il Codacons sta addirittura studiando «una class action contro queste speculazioni».

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