21 Maggio 2019

E i consumatori minacciano la class action

milano Lo strappo di Google verso Huawei, ovvero la sospensione della licenza del sistema operativo Android fornita dal colosso americano, potrebbe avere un impatto sui consumatori. Lo sostiene il Codacons, ipotizzando conseguenze che vanno «dalla mancanza di alcuni servizi Google all’ impossibilità di eseguire aggiornamenti di sicurezza sugli smartphone, fino alla limitazione delle funzionalità». L’ associazione di consumatori minaccia quindi una class action, per tutelare gli italiani possessori di questi telefonini cinesi. Ciò nonostante le rassicurazioni giunte sia da Google agli utenti, sul funzionamento di Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect, così come da Huawei, nel continuare a fornire aggiornamenti e servizi post-vendita. Si tratterebbe di numeri consistenti e lo dimostra anche il fatto che l’ hashtag sbanca su Twitter. Come riferisce la stessa Huawei Italia, più di uno smartphone Android su tre, dai dati di marzo, è Huawei (36,6%). Il marchio cinese infatti (considerando insieme Huawei e Honor), come quota di mercato ha raggiunto la seconda posizione per gli smartphone: il 32,1% (27,7 più 4,4) come unità vendute e il 22,8% (20,5 più 2,3) per valore delle vendite. Per i tablet Huawei a marzo ha ottenuto invece la prima posizione quanto a quote di mercato italiano: 30% come unità vendute e 21,7% come valore delle vendite. Una forza nei numeri che di fronte allo schiaffo di Google non ha comunque evitato di vedere tremare nelle Borse mondiali i titoli di settore. Uno scivolone è toccato pure a Stm, anche se il gruppo di semiconduttori italo francese non risulta fra quelli che hanno chiuso a Huawei, come invece i produttori Usa di chip e microchip, che hanno sospeso le forniture alla società cinese, dopo i divieti del dipartimento del Commercio americano. Stm però ce l’ ha fra i suoi primi dieci clienti. Equita, inoltre, stima che la forte crescita del fatturato del secondo semestre del 2019 dell’ azienda quotata a Parigi e Milano (+30% rispetto ai primi 6 mesi) sarebbe legata tra l’ altro a un nuovo programma per Huawei, oggi il maggiore produttore mondiale di smartphone: ora potrebbe diventare «a rischio esecuzione».

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