24 Dicembre 2004

Divieto di fumo, Sirchia gela gli esercenti

Divieto di fumo, Sirchia gela gli esercenti

Blitz dei consumatori al ministero dell?Ambiente: molti con la sigaretta, è polemica

ROMA Fumata nera, ieri, al consiglio dei ministri, nel senso che di sigarette non si è parlato affatto. Gli esercenti, o perlomeno i loro rappresentanti, ci speravano. Il 10 gennaio entrerà in vigore la nuova legge che allargherà il divieto di fumare a tutti i locali, pubblici e privati, aperti al pubblico. Baristi e ristoratori, soprattutto, stanno spingendo per una proroga, sarebbe la terza applicata a questo provvedimento. Ma dalle parti di Palazzo Chigi non tira affatto aria di concederla. Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, anima della nuova normativa, ribadisce: «La legge non proibisce di fumare chi vuol farlo ma protegge chi non fuma». Ricorda che il vizio in questione ha costi sociali, spese sanitarie, giornate di lavoro perse, valutate in circa tremila dollari l?anno a nicotinomane. Incoraggia gli esercenti: «Il divieto farà crescere il business, attirerà nuovi clienti».
Il governo, e più in generale la maggioranza, non è affatto unita sul provvedimento. Il ministro dell?Ambiente Altero Matteoli pochi giorni fa, spalleggiato dal collega della Difesa Antonio Martino, si era schierato a favore del rinvio. Le conseguenze non si sono fatte attendere. Ieri mattina un rappresentante di Intesaconsumatori, Giovanni Pignoloni, che difende a spada tratta la legge di Sirchia, si è intrufolato nel ministero di Matteoli e ha scoperto una sorta di Sodoma & Gomorra del tabagismo: «Gli impiegati racconta uscivano dalle stanze con la sigaretta accesa e percorrevano fumando i corridoi nei quali campeggiavano i cartelli ?Vietato fumare?. Come può un ministro dell?Ambiente difendere l?ambiente quando consente che i suoi stessi uffici vengano inquinati dal fumo?». La federazione dei consumatori ritiene di conseguenza inevitabili le dimissioni di Matteoli. Il ministero si difende così: «Non siamo un ufficio aperto al pubblico quindi, in base all?attuale normativa, non siamo tenuti a rispettare alcun divieto. Naturalmente dal 10 gennaio bandiremo le sigarette».
C?è un punto della legge che i ristoratori non riescono a digerire, la loro metamorfosi in sceriffi. In base al nuovo regime dovranno denunciare i clienti che insistessero nel comportamento delittuoso, cioè non spegnessero la cicca dopo ripetuti inviti. «Bisogna eliminare questa storia della responsabilità oggettiva dei titolari dice Edi Sommariva, direttore generale della Fipe-Confcommercio prima che la legge entri in vigore. Per questo vogliamo la proroga». In alternativa, nello spirito di Sansone in mezzo ai filistei, i proprietari di locali ricreativo-gastronomici pretendono che nessuno tenti di sottrarsi al principio della responsabilità oggettiva: «Siamo tutti sulla stessa barca tuona Sommariva anche i dirigenti degli uffici dovranno chiamare le forze dell?ordine se sorprenderanno un dipendente a fumare in azienda fuori degli spazi riservati, areati, chiusi da porte automatiche a norma di legge, pena multe da 220 a 2200 euro».
La protesta della Confcommercio, ribatte il ministro dei rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, è pretestuosa e non riflette affatto i sentimenti della base: «Devo ancora incontrare un esercente che si lamenta. Qual è il problema? Se oggi pomeriggio andassi al cinema e insistessi in sala con la sigaretta accesa il personale non chiamerebbe all?istante un vigile? Tra poco tempo fumare al ristorante, a parte le aree per tabagisti, la cui mancanza potrà essere sostituita da capatine all?aria aperta, apparirà assurdo come oggi nei cinema». In mezzo a tanto rigore un porto franco per i fumatori, almeno per i giorni che seguiranno il 10 gennaio, sarà il Parlamento. In base al principio di autonomia le Camere non possono accogliere le normative da loro stesse varate senza un ok degli organismi interni. E questi difficilmente potranno riunirsi in tempo per allineare gli obblighi degli onorevoli a quelli del fumatore della porta (automatica) accanto.

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