17 Novembre 2009

Digitale terrestre: è caos a Roma e nel Lazio

«Switch off» da incubo per migliaia di anziani rimasti senza Tv Consumatori sul piede di guerra Chi si attacca al telefono trova sempre occupato il numero verde creato per gestire l’evento

 
ROMA. Era atteso come la prova del fuoco per il passaggio al digitale terrestre. E lo switch off di Roma – prima grande capitale europea a mandare in pensione il segnale analogico – si sta confermando, tra le proteste della popolazione anziana, come un momento decisivo nel cammino verso la tv del futuro.  Se il  e delle comunicazioni vede con soddisfazione «l’Italia all’avanguardia in Europa», le associazioni dei consumatori scendono sul piede di guerra e il Codacons annuncia un ricorso d’urgenza al tribunale per bloccare lo switch off. Al ministero si festeggia il record di impianti convertiti (495) e di popolazione coinvolta (circa 4 milioni, di cui 2,7 milioni nella capitale, il resto nelle province di Roma e Latina) in 24 ore. Al call center (numero verde 800 022 000) sono arrivate, fino al pomeriggio di ieri 46 mila chiamate, quasi tutte legate a problemi di risintonizzazione dei canali e «andate a buon fine grazie all’aiuto in linea. Nessuna segnalazione, invece, di problematiche tecniche». Numerose, le segnalazioni ricevute in queste ore dalle associazioni dei consumatori, da parte di cittadini, soprattutto anziani, che non riescono a vedere la tv anche dopo aver risintonizzato i decoder: operazione che andrà con ogni probabilità ripetuta più volte nei prossimi giorni.  Protestano, tra le altre, l’Adoc e l’Aiart, mentre il Codacons ricorre alle vie legali e annuncia «la presentazione di un ricorso d’urgenza in tribunale, finalizzato a posticipare la data dello switch-off». Molti anziani hanno provato invano a contattare il numero verde messo a disposizione del Ministero dell’Interno: «Prima di arrivare a parlare con un operatore – dice Antonio, 73 anni – bisogna digitare troppi numeri e io sinceramente non c’ho capito praticamente nulla». E la moglie gli fa eco: «Adesso che ne so cosa succede a Beautiful?». L’unica via d’uscita per molti è stata l’idea di Adiconsum che, alla stazione Termini, ha allestito un gazebo per predisporre i decoder di chi da solo non era in grado di farlo. Critiche all’operazione sono arrivate dal Pd con Giorgio Merlo, che parla di «incubo», e dall’Udc con Roberto Rao, che denuncia l’«odissea» per i cittadini del Lazio e accusa: «Come nei cinque precedenti passaggial digitale, ha prevalso l’approssimazione tecnica e la mancanza di informazione». A far discutere è anche la posizione dei canali nel telecomando in base al sistema Lcn (logical channel numbering), cioé all’ordinamento automatico. Il comitato di redazione di Rainews 24 protesta per la «retrocessione dal numero 16 al numero 42». Al momento, in attesa del vaglio dell’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, i canali dall’1 al 9 sono riservati alle ex tv analogiche (tre Rai, tre Mediaset, poi La7, Mtv e Rete A-All Music); dal 10 al 19 spazio alle emittenti locali, in base alla graduatoria stilata dai vari Corecom; dal 20 in poi, a vari blocchi tematici: al numero 20 c’è Tv 2000, al 21 Retecapri, poi i canali per bambini, i semigeneralisti (come Rai 4, Iris o RaiSat), lo sport e le news.

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