4 Gennaio 2011

Dietro gli sconti in vetrina i saldi camuffati

– MILANO – I TURISTI hanno finito di addolorare i loro piedi camminando lungo la città del Medioevo, quella di Napoleone e di Maria Teresa d’ Austria. Hanno finito di festeggiare il 31 sotto i fuochi d’ artificio del castello dei Visconti e l’ 1 sotto la doccia dell’ hotel e hanno cominciato finalmente a sbirciare dietro le vetrine della città della moda per portarsi a casa lo "shopping milanese". A loro, che i prezzi siano gli stessi di ottobre o che siano stati ribassati, non importa granché, visto che non hanno scelta: «Veniamo dalla Svezia – sorridono due giovani biondi con sacchettoni tra le mani – e stasera l’ aereo ci riporta a casa». Chi turista invece non è, credeva di dover attendere il 6 gennaio, giovedì, per comprare quel golfino, quel vestitino, quel cappottino e quelle scarpette che aveva adocchiato, ma sono ancora a prezzo pieno, purtroppo, contro quel 20, 30 e perfino 50 per cento che diventeranno dall’ Epifania in poi. E invece…sorpresa! Chi è entrato nei negozi ieri è stato spinto all’ acquisto da un buon prezzo, diciamo così, amichevole: «Mi hanno fatto lo sconto» ammette una signora da Geox, il negozio delle "scarpe che respirano" di corso Buenos Aires. I SALDI, ufficialmente, non sono partiti, ma altrettanto ufficialmente, con una sorta di passa parola solidale tra negozianti, si fanno lo stesso e con quattro giorni di anticipo. Cosa saranno mai 4 giorni, se non fosse per la legge regionale che obbliga a rispettare le date pena multe salate? Secondo il Codacons sono il 75 per cento (uno su tre) i negozianti fuorilegge, cioè quelli già partiti coi saldi, ma sono molto meno per la Confcommercio: «Il Codacons esagera sempre». I negozianti li chiamano, a denti stretti ma con sorrisi larghi, «promozioni» o «sconti per i clienti affezionati». In gergo si definirebbero una furbizia per aggirare la legge del commercio. Niente cartelli esposti, nè doppi cartellini sugli abiti, ma non vuol dire che a tu per tu non si possa battere un prezzo diverso pur di far fuori la merce invernale il più presto possibile. LUNGO L’ ARTERIA commerciale per eccellenza, corso Buenos Aires, niente lettere cubitali "saldo" o "for sale". Sulla vetrina di Zucchi, biancheria per la casa, già da tempo è scritto: «All’ interno del negozio ci sono tanti articoli di fine serie scontati». I negozi della catena spagnola Zara annunciano le aperture straordinarie del 6 gennaio in avanti senza citare i possibili sconti che aspettano i clienti. Lacoste invece, chiusa per ferie, ha già previsto i nuovi cartellini dei prezzi: «Riapriamo il 6 gennaio con i saldi». Anche Pollini, il marchio di scarpe e borse che le signore anelano, non sgarra. Il commesso sembra un disco registrato: «Niente saldi fino al 6». Ammettono le "promozioni" Boggi (a Loreto) e Fusaro. Due negozi quasi affiancati. Il primo non ha cartellini di ribasso esposti, ma gli sconti li fa lo stesso, il secondo ha già quelli coi due prezzi scontati e taglia la testa al toro del cliente confuso. E’ proprio la confusione a regnare sovrana nel capoluogo delle firme e degli outlet: «Come tutti gli anni» giurano alla Confcommercio. La stessa confusione per la quale il Codacons, l’ associazione dei consumatori, chiede che «si lasci libertà di anticipare la stagione dei ribassi come ha fatto il Trentino». E sulle multe sostiene: «Non le faranno». Chissà. Intanto dal primo dicembre scorso i controlli del Servizio Annonaria della Polizia Locale per le vendite effettuate fuori periodo e i saldi anticipati, ha già appioppato 1000 euro di multa a 21 esercenti che praticavano sconti sotto banco . I controlli continueranno anche sui prezzi del 6 gennaio, così annuncia il vice sindaco De Corato. Intanto per ora va via liscia e il meridione, partito tre giorni prima coi saldi, guarda al nord strizzando l’ occhio: gli italiani sono furbi , anche se sono de Milàn.
 

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