30 Maggio 2013

Del dopoguerra abbiamo uova e pasta. Ma non la speranza

Del dopoguerra abbiamo uova e pasta. Ma non la speranza

        

Dopoguerra: una parola che torna con insistenza nei nostri discorsi quotidiani. L’ ha usata il Codacons, associazione di consumatori, per definire la condizione a cui ci ha ridotto questa interminabile recessione. E la Confcommercio per il calo vertiginoso dei consumi: «La peggiore variazione della storia della Repubblica, il trend più basso dal 1946». E chi se lo ricorda più questo anno remoto? Giusto i vecchietti come me. I giovani non ne sanno niente e nemmeno i cinquantenni. Per forza! Sono passati 67 anni da quella Italia che uscendo dal conflitto mondiale doveva cancellare le macerie e pensare a ricostruire. Ricordo che in provincia, la sopravvivenza era garantita da uova, farina e cipolle. I contadini attuavano la vendita diretta, proprio come oggi. Ebbene, che cosa emerge dall’ ultima analisi della Coldiretti sul carrello della spesa 2013? Che compriamo più uova e burro e sempre meno carne bovina, pesce, vino e olio extravergine. Sale invece il consumo di farina perché in molte famiglie si fa ormai la pasta in casa e il pane. Come nel dopoguerra. E all’ Italia di allora abbiamo attinto anche altre misure di sopravvivenza: la cura della tosse, per citarne una, con metodi della tradizione (latte e miele), il baratto, la risuolatura delle scarpe… Peccato che di quella dura ma ineffabile stagione non abbiamo ereditato la speranza. RIPRODUZIONE RISERVATA.
       

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