Debito, timido calo ma case e consumi ko
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Come previsto dalla Commissione europea già da qualche mese, il 2014 comincia a portare buona notizie sul fronte dei conti pubblici: per la prima volta dall’ inizio della crisi scende il debito pubblico della zona euro, e anche quello italiano, che non calava dal 2011, vede di nuovo l’ inizio della discesa. “Un’ altra riprova della bontà del cammino di politica economica intrapreso, un nuovo segnale che ci incoraggia a proseguire sulla strada delle politiche per la crescita, nel rispetto della tenuta dei conti pubblici”, il commento del premier Enrico Letta. Segnali incoraggianti anche per il Belpaese dunque. E’ l’ Eurostat a certificare la prima riduzione del debito della zona euro dal 2007: nel terzo trimestre del 2013 è sceso dello 0,7% rispetto al trimestre precedente, attestandosi al 92,7% del Pil. Ma è un calo relativo solo ad un trimestre, perchè su base annua, quindi rispetto al terzo trimestre del 2012, il debito pubblico nei 17 paesi della moneta unica è comunque aumentato (dal 90% al 92,7%). Stessa cosa vale per l’ Italia: il calo (dello 0,4%) è avvenuto nel terzo trimestre del 2013, portando il debito al 132,9% del pil rispetto al 133,3% del trimestre precedente. L’ ultimo calo si era verificato nel terzo trimestre del 2011. Ma su base annua, cioè rispetto al terzo trimestre 2012, è aumentato tanto in valori assoluti (da 1996,512 miliardi a 2.068,722 miliardi) quanto come percentuale sul pil (da 127,0% a 132,9%). E resta sempre il più alto d’ Europa dopo quello della Grecia. Intanto l’ Istat indica che il «mattone» italiano è sempre più in crisi: nella prima metà del 2013 l’ edilizia residenziale “presenta una rilevante flessione rispetto allo stesso periodo del 2012”, con una caduta del 37,2% per le abitazioni. Il numero di case dei nuovi fabbricati scende sotto le 15mila unità per trimestre, ai minimi della serie storica. E non è l’ unico segnale che induce a commentare con cautela i dati Eurostat. Si prospetta un 2014 ancora quest’ anno Confcommercio stima una ulteriore riduzione pari allo 0,2%, dopo la contrazione del 2,4% nel 2013. Mentre le tasse viaggiano sempre su livelli record. Per i consumatori lo scenario è anche peggiore: la caduta dei consumi sarà pari all’ 1,1%, portando così il calo nell’ ultimo triennio a quota -9,2%, secondo Ferderconsumatori e Adusbef. Anche il Codacons parla di risvolti che restano “drammatici”. Le imprese devono peraltro fare i conti con la capacità, messa a dura prova, di restare a galla: l’ anno appena chiuso segna, secondo i dati diffusi da Unioncamere, un saldo positivo tra aperture e chiusure (+12.681) ma è il peggiore degli ultimi dieci anni. Quantomeno, però, stando alle rilevazioni del Cerved, c’ è una prima timida inversione di tendenza dall’ inizio della crisi nei protesti e nei tempi glio, sempre per Confcommercio, sul fronte della pressione fiscale. Il governo l’ ha stimata al 44,2% nel 2014, in lieve calo rispetto al 44,3% del 2013 (e dopo il 43,9% del 2012), sottolinea l’ Ufficio studi di Confcommercio, rimanendo, quindi, “pressochè costante”. Un nuovo fenomeno negativo.
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