25 Giugno 2009

Davanti all’asilo orrore e sgomento di genitori e maestre

 LA RICOSTRUZIONE DEI TESTIMONI

MILANO DAVANTI al cancello rosso dell’asilo di via Cova, il giorno dopo l’omicidio, la gente ha poca voglia di parlare. La scuola è aperta e i bambini giocano in giardino come tutti i giorni. Davanti al portoncino, solo due girasoli e una rosa bianca raccontano della tragedia. Tutto intorno, la quiete di sempre. La direttrice e le maestre tacciono, «non abbiamo voglia di parlare», si limita a dire la bidella. Le mamme e le nonne in attesa che i bimbi escano da scuola conversano sottovoce: «Non la conoscevo», «l’ho vista solo qualche volta in giro», «andava dal mio stesso parrucchiere». Qualcuna era lì martedì mattina, racconta di un uomo ben vestito «con la barbetta e gli occhiali scuri», di una lite sfociata in tragedia «nel giro di pochi minuti». Gli occhiali da sole nascondono sguardi provati. «Appena è successo, abbiamo portato via i bambini, abbiamo detto loro che una mamma era svenuta. Le maestre hanno chiuso il cancello temendo che lui volesse entrare per fare del male anche al figlio». Sul vialetto che conduce all’asilo, i genitori si raccolgono in piccoli gruppi. Il giorno precedente, quello stesso vialetto – racconta una nonna – «era talmente sporco di sangue che anche adesso, al solo pensiero, mi viene da vomitare». NELLE FRASI lasciate a metà, il pensiero di tutte le mamme è al bambino di due anni ora affidato ai servizi sociali. E alla giovane «che non è stata protetta – sottolinea una mamma – almeno non abbastanza: non è la prima donna vittima della violenza del marito, non sarà l’ultima». E torna, nel racconto dei presenti, l’accusa ai soccorsi di essere arrivati troppo tardi. «Abbiamo chiamato più volte il 118 – sostengono alcuni genitori – ma l’ambulanza è arrivata quasi mezzora dopo la prima telefonata».  Per questo l’associazione dei consumatori Codacons ha presentato un esposto alla Procura di Milano chiedendo un’indagine per «accertare l’effettiva tempistica e le conseguenze che questo eventuale ritardo ha prodotto». Il dubbio è che «un intervento più tempestivo avrebbe potuto salvare la vita alla donna: di ambulanze poi ne sono arrivate addirittura due, ma il tempo era ormai trascorso in modo inesorabile». «Siamo tranquilli – assicurano dal 118 – le ambulanze sono arrivate sul posto rispettivamente dopo 12 e 13 minuti dalla prima telefonata. Due mezzi perché le chiamate facevano riferimento a due indirizzi diversi».

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