Dall’ Ici al latte della scuola è caccia all’ ultimo spicciolo
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fonte:
- il Tirreno
GROSSETO. Fosse facile come suggerivano il gatto e la volpe allo sprovveduto Pinocchio, non ci sarebbero problemi. Ma nessun pezzo di terra è tanto fertile a Grosseto quanto il campo dei miracoli, e di alberi degli zecchini d’ oro non se n’ è mai vista l’ ombra. Così il Comune di Grosseto, in tempi di magra come questi, deve ingegnarsi per non far suonare a vuoto il salvadanaio. Dalle acrobazie per recuperare il maltolto fino all’ accalappiamento di tutti i bandi possibili immaginabili, l’ operazione "raccattaspiccioli" è un curioso collage di strategie a 360 gradi, più o meno ingegnose e fruttuose. La prima guarda a Bruxelles. La strada per l’ Europa è lastricata di bandi e ora che la vena della Fondazione Monte dei Paschi e dalla Cassa di Risparmio di Firenze si sta prosciugando, il settore Statistica, ufficio Reperimento finanziamenti, diretto da Paolo Negrini, ha avviato una caccia "scientifica" ai bandi. E non solo a quelli più grossi come il Piuss, con cui si realizzerà il Centro nazionale Documentazione degli etruschi in piazza Barsanti. L’ ultimo bando a cui la giunta ha deciso di partecipare è quello per incrementare il consumo di latte e formaggio nelle mense scolastiche. Ogni 500 pasti giornalieri Bruxelles dà 3mila euro all’ anno e, con i 2.800 pasti che arrivano quotidianamente nelle scuole comunali, si potrebbero recuperare ogni anno 16.800 euro. Ma per esser sicuri di ottenere il contributo la richiesta va inoltrata con tutti i crismi e, perciò, serve affidarsi una ditta specializzata, in questo caso la Tebesco di Lodi. Che, per i suoi servizi, si farà pagare il 20 per cento di quanto elargisce l’ Europa, cioè 3.360 euro più Iva. Alla fine al Comune arriveranno poco più di 12mila euro ma il gioco sarà valso la candela. "Valutiamo tutti i bandi e li giriamo agli uffici competenti", spiega Negrini. C’ è però un rovescio della medaglia. "La regola dei finanziamenti comunitari – spiega il dirigente – è la compartecipazione economica: l’ Unione Europea concede risorse per realizzare progetti, ma gli enti devono metterci il 30 per cento, per dimostrare la serietà del loro impegno". Insomma, l’ Europa non è una cornucopia senza fondo e, dunque, la caccia non finisce in Belgio. In Italia ci sono frotte di debitori da inseguire. Il 10 gennaio scorso la Commissione Tributaria del Veneto ha riconosciuto illegittima la tassa di concessione governativa applicata ai cellulari; il 7 marzo il Codacons ha proposto una class action contro lo Stato e tre giorni dopo, il 10 marzo, fatti due conti e visto che si potrebbero raggranellare 300mila euro, il Comune ha annunciato che ha già dato mandato all’ avvocato di recuperare il gruzzoletto. Tempi record per la richiesta, incognita sull’ esito, per questa e per tutte le altre imprese di recupero che guardano a Roma. Il Comune sta ancora aspettando i rimborsi del mancato incasso dell’ Ici prima casa del 2008 (600mila euro), e quello dell’ Irpef del 2007 (altri 663mila euro). "Abbiamo chiesto al ministero dell’ Interno di riavere quei soldi – spiega Giulio Balocchi, dirigente comunale al Bilancio – ma ci hanno risposto che fin quando il ministero dell’ Economia non li metterà a disposizione, non potranno girarceli". La pazienza, si sa, è la virtù dei forti, e ne serve anche con i privati. Un esercito di avvocati è, infatti, sulle tracce di debitori insolventi. Tanto per fare un esempio, due ex gestioni del campeggio comunale Principina, Puma e Hidalgo, devono ancora pagare 880 milioni di euro al Comune. Beffa delle beffe, il cambio del gestore era stato caldeggiato per strappare un affitto più corposo, dato che i quattrocentomila euro annui che versava la Puma sembravano pochi. Hidalgo ne aveva promessi centocinquantamila in più ma, una volta dato il benservito, la gestione è andata al terzo pretendente in lista. Tutto il trambusto fatto in prospettiva di lauti guadagni, alla fine, è servito per racimolare appena 65mila euro in più all’ anno. Ben più alta è la cifra che manca all’ appello nel settore urbanistica ed edilizia: 3 milioni di euro dovrebbero essere già nelle casse comunali da anni. Dopo qualche sollecito, il Comune ha deciso, anche qui, di rivolgersi ai suoi avvocati, ma con esiti fiacchi. Il Consorzio Etruria, che deve un milione di euro, per ora ne ha versati solo trecentomila. Dove avvocati e fund raiser sembrano non servire è alla Fondazione Grosseto Cultura, che ha scelto il modo più semplice per raggranellare quattrini: la questua. Lo scorso mese è partita la campagna tesseramento soci della Fondazione. Quote diverse danno diritto a servizi diversi, dagli sconti per gli spettacoli teatrali a quelli per pubblicazioni e riviste. Basterà per alimentare la macchina della cultura? © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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