27 Dicembre 2005

Crollo record dei consumi la sicilia guida lo “sboom“



Povera Sicilia, protagonista assoluta dello “sboom“ natalizio. A Palermo e Catania va il primato nazionale del crollo dei consumi registrato durante queste feste dalle principali associazioni dei consumatori: meno 18 per cento per il capoluogo e meno 20 per cento per la seconda città siciliana. A resistere solo giocattoli per i bimbi e generi alimentari, perché “al cenone i cittadini non vogliono proprio rinunciare“, spiegano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, le quattro associazioni del comitato “Intesaconsumatori“, che ha raccolto i dati a caldo. Ma per il resto è stato il flop di tutti i settori che tradizionalmente resistevano nel periodo natalizio: l`abbigliamento, le calzature, la profumeria, gli articoli da regalo. Idem per ristoranti e viaggi, ai quali i consumatori non hanno rivolto la minima attenzione. Anzi, secondo uno studio della Confesercenti, nel 2005 il 95 per cento dei consumatori ha trascorso il Natale in casa di parenti e amici, mentre solo l`uno per cento ha scelto un cenone fuori casa (la metà dello scorso anno) e il due per cento è partito per le vacanze, in Italia o all`estero. Nella stretta della cinghia Palermo e Catania hanno superato Napoli (meno 15 per cento) e Bari (meno 13). Più contenuto il calo nelle città del centro Nord (Bologna e Firenze meno 12, Roma meno 10), mentre nei limiti “fisiologici“ quello registrato al Nord (Torino meno 10, Milano meno 8). è la punta dell`iceberg di una situazione già ampiamente fotografata: dalla stessa Confesercenti, secondo la quale il 79 per cento dei negozi di Palermo ha tenuto le saracinesche alzate ad agosto per fronteggiare la crisi; dal “Sole 24 ore“, dove le città siciliane sono tornate in fondo alla classifica annuale sulla qualità della vita (Palermo era al 95esimo posto per tenore di vita); e ancora dall`Istat, che nell`ultimo annuario statistico aveva anticipato quello che il crollo delle spese natalizie ha confermato: secondo il principale istituto statistico nazionale, in Sicilia ben 49 famiglie su cento lamentano la scarsezza delle risorse economiche dell`ultimo anno. Dato confermato dalla media di spesa mensile: 1.677 euro per le famiglie siciliane, contro i 2.381 della media nazionale. “Quelli dei consumatori saranno dati forse ancora empirici, ma sicuramente attendibili – conferma Giovanni Felice, responsabile regionale della Confesercenti – perché è stato un Natale povero. A prendere le batoste peggiori sono stati i piccoli esercizi, che sono quelli più penalizzati quando i consumi crollano“. Non è un caso che secondo la Confcommercio le rilevazioni dei consumatori (condotte raccogliendo i dati negli esercizi commerciali e intervistando i consumatori), siano un po` troppo allarmistiche. “Direi che questi dati si possono riferire alla settimana precedente quella del Natale – sostiene Roberto Helg, presidente della Confcommercio provinciale – ma da quello che ci risulta, negli ultimi giorni c`è stata una ripresa, anche notevole. Credo piuttosto che il problema sia stato il grande ritardo con cui le aziende pubbliche e private quest`anno hanno liquidato le tredicesime. Il denaro è stato immesso a sua volta in ritardo sul mercato, e per questo si è avuta la sensazione che i siciliani abbiano speso meno“. L`entusiasmo della Confcommercio avrebbe però anche un`altra motivazione: il ricorso dei consumatori alla grande distribuzione. “Purtroppo – spiega ancora il rappresentante di Confesercenti – i primi a registrare il calo dei consumi sono i negozi piccoli, ai quali si rivolge la clientela che non può permettersi grandi spese. E quest`anno è stato peggiore degli altri“. Secondo il comitato dei consumatori, difatti, “rispetto allo scorso anno è diminuito il numero dei regali acquistati e il valore degli stessi“. In sintesi, a spendere ancora di meno sono state le famiglie meno abbienti: le fasce di clientela alte e medie hanno resistito, e in buona parte si sono rivolte alla grande distribuzione. Helg fa l`esempio di Zara, il grande magazzino da poco inaugurato al posto di Coin, in via Ruggero Settimo: “è un negozio che avrebbe dovuto sottrarre clientela ad altri concorrenti della fascia media, come per esempio Miraglia – spiega il presidente di Confcommercio Palermo – e invece così non è stato“.

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