8 Maggio 2013

Crollo dei consumi senza fine Tornati ai livelli di 13 anni fa

Crollo dei consumi senza fine Tornati ai livelli di 13 anni fa

 

La crisi economica unita all’ alta imposizione fiscale sta falcidiando i salari con la conseguenza di un progressivo e inesorabile calo dei consumi. Ormai si risparmia sui beni diprima necessità, sugli alimentari e anche sulle prestazioni mediche. L’ ultima rilevazione è della Confcommercio che indica per marzo un crollo dei consumi ai livelli del 2000. L’ indicatore dei consumi registra una diminuzione del 3,4% in termini tendenziali e dello 0,1% rispetto a febbraio. Nel primo trimestre, l’ Icc indica una flessione del 4,2% rispetto allo stesso livello del 2012. La dinamica tendenziale dell’ indicatore a marzo riflette una diminuzione del 2,2% della domanda relativa ai servizi e del 3,9% della spesa per i beni. Solo il segmento relativo ai beni e servizi per le comunicazioni mostra una tendenza espansiva nei confronti dell’ analogo mese dello scorso anno (+3,1%). Il dato peggiore è ancora quello dei beni e servizi per la mobilità la cui domanda registra una riduzione dell’ 8,5%. Il dato, osserva Confcommercio, segnala il permanere di una situazione fortemente critica che interessa tutti i segmenti che compongono il comparto e che non sembra essere ancora giunta ad un punto di svolta. Si cerca di risparmiare in ogni settore a cominciare dalle attività e beni ricreativi (-5,6%) fino agli alimentari, le bevande ed i tabacchi (-3,0%), gli alberghi ed i pasti e le consumazioni fuori casa (-2,8%) ed i beni e servizi per la casa (-2,7%). Quello che di vede sui consumi è, in sostanza, l’ effetto di un quadro economico in continuo deterioramento. Stando all’ indagine rapida di Confindustria, ricorda Confcommercio, ad aprile la produzione industriale è cresciuta dello 0,2% in termini congiunturali, dato che segue la flessione dello 0,1% rilevata nel primo trimestre. Alla luce di quanto registrato sul versante degli ordinativi (-1,2% in termini congiunturali ad aprile) difficilmente i livelli produttivi dovrebbero tornare a crescere nei prossimi mesi. E in questo contesto, il clima di fiducia delle imprese e delle famiglie, resta, anche ad aprile, sui minimi raggiunti nei mesi precedenti. Adusbef e Federconsumatori parlano di «una situazione drammatica». Prendendo in considerazione il biennio 2012-2013, secondo le prime stime dell’ Osservatorio Nazionale Federconsumatori, la riduzione dei consumi è pari addirittura al 6,9%. Rispetto allo scorso anno, secondo quanto rilevato dall’ Osservatorio, «i consumi alimentari sono diminuiti del -4,6%. Una percentuale allarmante, che equivale ad una contrazione di spesa di oltre 262 euro annui a famiglia (con riferimento, ovviamente, al solo settore alimentare)». Tra gli altri settori che, secondo le rilevazioni, risentono maggiormente della situazione di forte difficoltà vissuta dalle famiglie, vi è sicuramente quello del turismo, la cui contrazione nel 2013 secondo le nostre prime previsioni rischia di attestarsi ad oltre il -7,8% rispetto al dato già drammatico registrato lo scorso anno. Per uscire da questa situazione, rilancia il Codacons, «occorre che il Governo restituisca il drenaggio fiscale, salvaguardando il potere d’ acquisto delle famiglie, riduca le tasse sui ceto medio bassi, ed infine, riduca, anche con le liberalizzazioni, le spese obbligate che le famiglie pagano per banche, assicurazioni, luce, gas, benzina, rifiuti, acqua». Il Codacons sottolinea che il «dato più rappresentativo di questa crisi è l’ ennesimo crollo degli acquisti degli alimentari, voce che comprende più di ogni altra i beni di prima necessità e che in quantità, su base tendenziale, registra a marzo un meno 3%. Dato che va ad aggiungersi alle diminuzioni precedenti, che durano ormai ininterrottamente dal 2007». La Cia (Confederazione degli agricoltori), commenta che se «così spesso si è costretti a risparmiare sull’ indispensabile, il superfluo diventa un lusso per pochi. Ed ecco che i pasti fuori casa diminuiscono nei primi tre mesi del 2013 di un ulteriore 2,8%». Da un’ analisi della Coldiretti emerge che per effetto della crisi crollano del 5 per cento i consumi di carne «che è il prodotto alimentare di base a far registrare la maggiore riduzione negli acquisti».

l.d.p.

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