10 Gennaio 2013

Crollo dei consumi, mai così in basso

Crollo dei consumi, mai così in basso

 

 

Confcommercio: -2,9% nel 2012. Giù il potere di acquisto delle famiglie DA MILANO ANDREA D’ AGOSTINO Il 2012 sarà ricordato come il peggiore anno per i consumi dal secondo dopoguerra. Lo sostiene Confcommercio attraverso l’ indicatore dei consumi, che a novembre ha segnato nuovi dati negativi: -0,1% rispetto al mese precente, e -2,9% nel confronto annuo. Le famiglie comprano sempre di meno, incalzate come sono dalle tasse, ma anche dalle difficoltà sul mercato del lavoro e dall’ aumento della disoccupazione, ricorda Confcommercio; oppure si rivolgono ai discount e alle offerte promozionali, anche se gli ultimi saldi, partiti la settimana scorsa in tutte le regioni, rivelano una certa frenata negli acquisti. A certificare la difficoltà generale è anche l’ Istat, che ha rilevato come nei primi nove mesi del 2012 il potere d’ acquisto delle famiglie è sceso del 4,1% rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. La flessione dei consumi è divenuta così inarrestabile: iniziata alla fine del 2011, è poi proseguita mese dopo mese lungo tutto il 2012, tanto che il -2,9% è il calo più elevato mai registrato prima. In particolare, c’ è stata una diminuzione del 3,6% della domanda dei servizi e del 2,7% della spesa per i beni. L’ unico segmento con una dinamica positiva è quello dei beni e servizi per le comunicazioni con un +4% annuo (ma anche con un -0,8% su mese). Stabili i consumi di beni e servizi per la cura della persona, ovvero le spese per la salute, servizi e prodotti: questa voce rappresenta infatti un consumo obbligato per le famiglie. Tutte le altre risultano in calo: male soprattutto i beni e servizi per la mobilità (-15,2% annuo), beni e servizi ricreativi, alberghi e pasti fuori casa (-4,4%), abbigliamento e calzature (-3,6%) beni e servizi per la casa (-3,4%) prodotti alimentari, bevande e tabacchi (-2,6%). Non usa mezze parole il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli: da questi dati appare ormai chiara «la drammaticità e la profondità di questa crisi che colpisce tutte le imprese e tutti i territori». Per questo «la prima risposta da dare è cancellare qualsiasi ipotesi di un aumento dell’ aliquota Iva che sarebbe il colpo di grazia». L’ altro problema contro cui bisogna agire subito è l’ evasione che si trasforma in una «pressione fiscale che oggi supera il 55% e che diventa davvero insopportabile per famiglie e imprese». Anche le previsioni delle associazioni dei consumatori sono fortemente negative. Adusbef e Federconsumatori stimano una riduzione della spesa complessiva pari a 33,4 miliardi di euro, «ovvero 1.391 euro a famiglia»; e, prendendo in considerazione quelle a reddito fisso, le più colpite dal perdurare della crisi, «la riduzione dei consumi nel 2012 supera anche i 1.500 euro a nucleo». Codacons attacca invece il nuovo redditometro partendo dai dati Confcommercio, definendolo «sballato» perché impostato sui dati vecchi dei consumi delle famiglie del 2011, «ormai decisamente superati dal crollo record della domanda nel 2012. È credibile, come ritiene il Fisco, che con la crisi attuale una famiglia italiana di tre persone continui in media a spendere in un anno 1.520 euro di abbigliamento e 504 in calzature – domanda ironicamente quando i dati di oggi registrano un crollo in quantità del 3,6% e del 2,2% in valore?». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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