26 Febbraio 2009

Crollano le vendite, mai così male dal ’97

 
Brusca frenata dei consumi anche nella grande distribuzione. La Confesercenti lancia l’allarme per l’occupazione

 
Consumi in frenata nel 2008. L’anno appena terminato si è chiuso con una flessione delle vendite al dettaglio (-0,6%) senza precedenti negli ultimi undici anni. Il calo dei consumi si è sentito per tutti i prodotti con la sola eccezione degli alimentari, che anzi sono aumentati così come le vendite nella grande distribuzione. Solo a dicembre il commercio al dettaglio ha subito una contrazione dell’1,9%. E mentre cresce la preoccupazione dei consumatori, che tornano a chiedere prezzi più bassi e saldi liberi, la Confesercenti lancia l’allarme per il 2009, che rischia di trasformarsi in un «annus horribilis» per le pmi e l’occupazione.
      Nel complesso del 2008, secondo i dati diffusi dall’Istat, le vendite al dettaglio sono calate dello 0,6%: non erano mai andate così male dal 1997, da quando cioè è iniziata la serie storica. A pesare sono state soprattutto le difficoltà dei piccoli esercizi (-2%), mentre la grande distribuzione ha chiuso l’anno con un aumento delle vendite (+1%), in particolare grazie alle performance degli hard discount e dei grandi magazzini. Sono aumentati solo i consumi dei prodotti alimentari, mentre per il resto si sono registrati tutti segni meno, con cali particolarmente significativi per elettrodomestici, radio e tv. Ma se il dato dell’Istat è il peggiore degli ultimi 11 anni, secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, per i consumi nel complesso il calo nell’anno si attesta addirittura su un -0,8% reale, ovvero «la peggiore variazione degli ultimi quarant’anni, se si eccettua il 1993».
      Solo a dicembre le vendite al dettaglio sono calate dell’1,9% (stabili su base mensile), affossate dalla flessione più accentuata dei prodotti non alimentari (-2,7% contro il -0,8% degli alimentari) e delle vendite nei piccoli esercizi (-2,9%, mentre nella grande distribuzione -0,7%).
      Preoccupati i consumatori, che tornano a chiedere prezzi più bassi e saldi liberi. Secondo il Codacons, che vede dietro il calo dei consumi del 2008 «l’aumento smisurato» dei prezzi in tutti i settori, l’unica soluzione per salvare il commercio è la riduzione generalizzata dei prezzi di almeno il 20% e la liberalizzazione dei saldi. Adusbef e Federconsumatori, che parlano di situazione «allarmante ed estremamente sottovalutata» tornano a chiedere misure «eccezionali», come l’aumento del potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso per almeno 1.200 euro annui, oltre a «considerevoli» diminuzioni dei prezzi, almeno del 20%, a partire dai generi di prima necessità: senza seri interventi – secondo le due associazioni – le famiglie dovranno mettere in conto un maggior costo per l’alimentazione di 564 euro l’anno. L’Adiconsum chiede che si riducano i prezzi e che non si facciano solo promozioni. Intanto il 2009 si apre con previsioni fosche per le pmi. «Con un Pil previsto in calo di oltre due punti c’è ora il timore fondato che il 2009 sia un vero e proprio annus horribilis per le pmi e l’occupazione», afferma il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, sottolineando che «nel 2008 le piccole imprese hanno pagato il prezzo più salato del calo delle vendite», il che spiega il saldo negativo di 36 mila chiusure per l’anno scorso. Secondo Confcommercio infine, il vero nodo da sciogliere per la ripresa è il «troppo lento processo di formazione del reddito disponibile delle famiglie».
 

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