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15 Febbraio 2006

Crollano i consumi Allevatori in crisi. “Carni bianche sicure“

MILANO – Nuovi e pesanti crolli delle vendite di carni di pollo. Si calcola che 8 italiani su 10 abbiano smesso di comprare e mangiare carni avicole mentre altri dati informano che, rispetto al mese scorso, il consumo è sceso del 60%. E tutto per l`influenza aviaria e i cigni selvatici trovati morti in alcune regioni del Sud. La situazione economica per le imprese del settore è pesantissima e ieri si è aggiunta una brutta notizia proveniente da Bruxelles: la Comunità europea ha messo sotto accusa le norme italiane che impongono di indicare in etichetta la provenienza del pollame. Invece l`etichettatura del prodotto è considerata una garanzia perchè garantisce la rintracciabilità delle produzioni e offre maggiore efficienza al sistema dei controlli. La confusione è tanta e a poco servono gli appelli della Società italiana di medicina generale (Simg) che spiega: “La sicurezza delle carni avicole è totale“. Crollano i consumi. Aldo Muraro, presidente dell`Unione nazionale avicoltura, dice che il settore, da agosto a oggi, ha sopportato perdite per 500 milioni di euro. “Siamo tornati alla crisi dello scorso ottobre – dice – e tutto per un`influenza che non c`è nei nostri allevamenti. Ora 30 mila persone sono senza lavoro, senza neanche la cassa integrazione. Ormai nei congelatori delle nostre aziende ci sono 50 mila tonnellate di carne“. Muraro arriva a spiegare questo paradosso: “Se ci fosse veramente l`influenza aviaria, mentre c`è soltanto a livello di informazione, sarebbe addirittura meglio, perché la Comunità europea non potrebbe criticarci o addirittura deriderci. Così si finisce per avere il doppio danno. Ora il ministro Alemanno va a Bruxelles per cercare di sbloccare gli interventi predisposti dal governo italiano. Ci domandiamo perché non l`ha fatto prima“. La guerra delle etichette. “Nessun elemento indica che i consumatori italiani sarebbero indotti in errore senza la presenza dell`indicazione di origine della carne avicola“. Questo dicono le autorità comunitarie che chiamano il governo italiano a dare spiegazioni. Insomma, per l`Unione europea l`etichetta che indica la provenienza del pollame non serve. Le osservazioni provenienti da Bruxelles vengono giudicate “assurde“ dalla Coldiretti. “L`etichetta è un elemento di trasparenza che garantisce la rintracciabilità delle produzioni e tutela la salute dei consumatori. Peraltro, in questi momenti difficili le etichette sono un importante contributo per frenare la psicosi dei consumi, perchè siamo davanti a un vero tracollo negli acquisti di carne di pollo“. “Qualcuno ci guadagna“ Loredana De Petris, senatrice dei Verdi, sospetta che a Bruxelles “ci siano interessi che traggono forti vantaggi dalla crisi degli allevamenti italiani e dal crollo dei prezzi all`origine“. “Comprate più polli“. Il messaggio viene dal Codacons. “La psicosi è immotivata – dicono all`associazione dei consumatori – e adesso il governo dovrebbe iniziare una massiccia campagna informativa sulla sicurezza delle carni bianche. Non si capisce perchè il governo invade le televisioni con spot su grandi opere mai fatte e poi non aiuti gli allevatori di polli e tacchini“. In serata interviene il ministro Alemanno: “I consumatori sappiano che gli allevamenti italiani forniscono elevate garanzie di sicurezza. L`Ispettorato centrale repressione frodi (Icrf) ha intensificato i controlli sulla corretta etichettatura e i controlli vanno comunque potenziati perchè questo serve a rinforzare la fiducia dei consumatori“. Una parola rassicurante viene dalla Società italiana di medicina generale: “Basta intervistare le mamme che dicono che non danno più carne di pollo ai bambini. La sicurezza sulle carni bianche è totale. Le carni avicole sono assolutamente sicure e di eccellente qualità e i controlli sanitari escludono qualsiasi tipo di contagio“

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