8 Aprile 2010

CRISI:MAI COSI’ GIU’DA ’90,FAMIGLIE PIU’POVERE DEL 2,8%/ANSA

CRISI:MAI COSI’ GIU’DA ’90,FAMIGLIE PIU’POVERE DEL 2,8%/ANSA  CIA, TAGLI CARRELLO SPESA, MENO CARNE E OLIO,35% RIDUCE QUALITA’

(ANSA) – ROMA, 8 APR – La crisi si è abbattuta come una
scure sui redditi delle famiglie, riducendo i loro risparmi al
lumicino. Nell’anno appena concluso infatti, secondo i dati
diffusi oggi dall’Istat, il reddito disponibile delle famiglie
in valori correnti è diminuito del 2,8% rispetto al 2008, la
contrazione più ampia dagli anni Novanta, e la propensione al
risparmio è scesa al 14%, il livello più basso sempre degli
ultimi vent’anni. E non sono state risparmiate nemmeno le
società non finanziarie, che hanno visto la quota di profitto
scendere ai minimi da quando esistono le serie storie
dell’Istituto di statistica.
   Una fotografia che non sorprende consumatori e sindacati, che
da tempo denunciavano una situazione diversa da quella dipinta
dal Governo. I dati, ha affermato il leader della Cgil Guglielmo
Epifani, sono la dimostrazione che "non siamo fuori dalla
crisi".
   Il dato fornito dall’Istat evidenzia, insieme al calo del
reddito nominale (-2,8% rispetto al 2008 e -0,2% rispetto al
trimestre ottobre 2008-settembre 2009), anche una contrazione
del reddito reale, il potere d’acquisto, che lo scorso hanno ha
segnato un -2,6% rispetto all’anno precedente e un -0,2%
rispetto al trimestre precedente. Con meno soldi nel portafogli
gli italiani hanno conseguentemente ridotto anche i consumi: la
spesa per consumi finali è infatti diminuita dell’1,9% su base
annua e dello 0,1% rispetto al trimestre precedente.
   Ai minimi storici anche la propensione al risparmio, scesa
nell’ultimo trimestre del 2009 al 14%, lo stesso livello del
trimestre precedente, ma 0,7 punti percentuali in meno rispetto
al 2008. Prosegue inoltre la flessione del tasso di investimento
delle famiglie, sceso all’8,8% (-0,2 punti percentuali su base
mensile e -0,7 punti su base annua) a causa di una riduzione
degli investimenti (-2,2%) ben superiore a quella del reddito
disponibile.
   Il 2009 è stato un anno nero anche per le società non
finanziarie, che hanno visto la quota di profitto ridursi in un
anno di 1,8 punti percentuali (+0,4 punti percentuali rispetto
al trimestre precedente) al 40,3%, toccando il livello più
basso dagli anni Novanta. In picchiata anche il tasso di
investimento, pari al 22,2% (-2,6 punti percentuali in un anno e
-0,4 punti percentuali sul trimestre), frutto di una flessione
tendenziale ben più marcata (-15,3%) degli investimenti fissi
lordi in valori correnti rispetto a quella del valore aggiunto
(-5,4%).
  Il 40% delle famiglie – segnala la Cia, confederazioni degli
agricoltori – ha tagliato il carrello della spesa alimentare,
con meno pane, vino, carne bovina e olio d’oliva. "E il 60% ha
dovuto cambiare il menù, optando nel 35% dei casi per prodotti
di qualità inferiore, e si è accentuata la rincorsa alle
promozioni, con un vero e proprio ‘boom’ degli acquisti negli
hard-discount, dove le vendite sono cresciute in 1 anno di oltre
il 15%".
   Così, questi dati sono "la gravissima dimostrazione del
fatto che la situazione in cui versa il Paese è ben diversa da
quella continuamente invocata dal ‘partito degli ottimisti’",
commentano Adusbef e Federconsumatori. Anche per il Codacons i
dati "confermano per la millesima volta che il Governo non ha
saputo e voluto difendere il potere d’acquisto delle famiglie".
   Secondo Confesercenti, l’affanno con cui le famiglie
convivono con la crisi è "preoccupante", serve "una terapia
d’urgenza che comprenda meno tasse e, a copertura, un taglio
coraggioso delle spese e degli sprechi". Per la Confcommercio,
assume "un rilievo ancora maggiore la necessità della riforma
fiscale". (ANSA).

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