Contratto telefonico fantasma ma deve pagare la “bolletta”
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fonte:
- Il Gazzettino
PORCIA Operano in Italia, pur mantenendo la sede legale all’ estero, e per questo risulta difficile avviare un’ azione legale nei loro confronti. Sono società di servizi che dicono di lavorare per operatori di telecomunicazioni nazionali, e, proprio per questo, all’ apparenza, almeno quella, risultano insospettabili. Nella sostanza propongono offerte e, dopo aver guadagnato la fiducia del cliente, chiedono dati personali e coordinate bancarie. A Porcia un 65enne ieri si è rivolto al Codacons di Pordenone per segnalare una vicenda alquanto strana. Ha riferito di aver ricevuto nel 2016 una telefonata dalla società Ultracomm, con sede in Canada, che si spacciava per una nota compagnia telefonica italiana. All’ utente è stata formulata un’ offerta e richiesti dati personali e coordinate bancarie. «Solo qualche giorno fa dalla lettura degli estratti conto bancari sottolinea l’ avvocato Margherita Cusin l’ uomo si è reso conto che ogni mese Ultracomm addebitava cifre dai 5 ai 9 euro per un totale di circa 160 euro». Addebiti di importi irrisori che, pertanto, passavano quasi inosservati. Ad ogni operazione arrivava puntualmente sul suo telefono cellulare un messaggio che lo avvisava dell’ addebito. Il mittente era l’ Ultracomm, società con la quale il 65enne non ricordava di avere mai parlato e tanto meno stipulato un contratto. Ha sempre pensato che si trattasse di un errore sino a quando, da un controllo dettagliato agli estratti conti bancari, ha scoperto il prelievo di somme che superavano i 150 euro. «Purtroppo la Ultracomm – spiega Cusin – ha sede all’ estero e non è conveniente agire per recuperare quanto corrisposto indebitamente. Non finiremo mai di ripetere di non accettare proposte telefoniche né tanto meno fornire i propri dati, in quanto non si ha la certezza dell’ identità dell’ interlocutore e spesso le promesse orali non vengono mantenute». Nel caso del 65enne purliliese per cessare il contratto, che lui nega di aver stipulato, la società canadese gli ha chiesto 100 euro. Somma che l’ avvocato Cusin ha sconsigliato di versare. «Abbiamo inviato una raccomandata spiega il legale intimando all’ Ultracomm di sospendere qualsiasi tipo di attività di prelievo dal conto corrente del nostro assistito. Mi auguro che la disavventura si possa chiudere qui. In materia di telefonia è comunque sempre possibile ricorrere al Corecom territorialmente compente a costo zero». Alberto Comisso © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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