Consumi, le famiglie vanno indietro di 30 anni
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fonte:
- Giornale di Sicilia
Qualche segnale di ripresa c’ è: «I conti economici trimestrali indicano che, dopo 11 trimestri consecutivi in negativo, la variazione tendenziale dei consumi interni nel seco no quarto del 2014 è pari a più 0,1». …A passo di gambero. Gli italiani, almeno per quel che riguarda i redditi e consumi, sono tornati indietro di trent’ anni. Lo scrive l’ Ufficio Studi di Confcommercio, che nella «Nota di aggiornamento al Rapporto sui consumi» sottolinea come nelle nostre tasche resti sempre meno denaro da spendere dopo avere provveduto ai «consumi obbligati»: casa, mezzi di trasporto e sanità portano via, infatti, il 41 per cento del budget familiare. Ad esempio, permettersi «quattro mura e un tetto» incideva per il 17,1 sul totale del budget personale, mentre adesso impegna il 23,9 per cento. Negli ultimi otto anni, segnati quasi ininterrottamente dalla bufera economica, il reddito disponibile reale pro capite è sceso del 13,1 per cento. Alla crisi ciascun italiano ha pagato un prezzo di ben 2 mila 590 euro, che ha avuto riflessi significativi sulla spesa familiare: meno 2,5 per cento nel 2013, meno 7,6 dal 2006. Ancor peggio, il reddito attualmente disponibile ammonta mediamente a 17 mila 400 euro, mentre nel 1986- fatte le debite proporzioni con la «liretta» dell’ epoca – era di 17 mila 200 euro. Un “progresso” di appena 200 euro. Consumi in crescita, ma solo per i servizi In poco più di 20 anni – «un venten nio perso» – l’ indicatore della domanda interna segna un più 12.3 percento, ma unicamente grazie alla «dinamica positiva dei servizi». Stagnano i consumi di beni. Stando agli analisti dell’ organizzazione, «tra il 1992 e il 2014 lo sviluppo inter mini reali è stato inferiore al 6 per cento ma, escludendo gli affitti, tale variazione scende a poco più del 4». Si parla, quindi, di «terziarizzazione dei consumi» perché nel 2013 la spesa in servizi ha raggiunto la soglia -record del 53 per cento. Un sorpasso, perché nel ’92 il rapporto era di 42 a 58 in favore dei beni. Per fare fronte a minori entrate e «consumi obbligati», gli italiani stringono letteralmente la cinghia tagliando le spese per il pranzo e la cena. Meno 4,1 per cento sui pasti in casa e fuori casa, addirittura me no 4,6 per l’ alimentazione domestica. I risparmi si sono abbattuti anche su viaggi e vacanze (-3,8) e “cura di sé” (- 3,5). In caduta gli acquisti di scarpe e capi di abbigliamento, poiché la contrazione è del 6,3 per cento. Tra il ’92 e il 2014 i prezzi degli “obbligati” sono più che raddoppiati, a fronte di un aumento molto più con tenuto degli altri beni e servizi. I cosiddetti “commercializzabili”. Gli analisti di Confcommercio segnalano come «in ciascun anno tra il 1992 e il 2014, mediamente, le dinamiche di prezzo degli obbligati sono state superiori di circa il 63 per cento rispetto all’ area dei commercializzabili: ciò dipende dal fatto che molte delle spese obbligate sono offerte su mercati scarsamente concorrenzia Nel «Rapporto sui consumi» si legge, infine, che dal 1992 al 2013 è aumentato il valore aggiunto dei servizi, passato dal 66,5 al 74 per cento, mentre agricoltura dal 3,5 al 2,1 per cento – e manifatturiero sono in costante calo. In un ventennio sono, difatti, ca late dal 21 a meno del 16 per cento. Analoghe dinamiche riguardano l’ occupazione. Confcommercio evidenzia come «assieme alla riduzione del peso del manifatturiero, è soprattutto la mancata crescita della produttività nei servizi ad essere responsabile della contrazione dell’ attività economica patita dal sistema Italia negli ultimi due decen Sia pur fiacco e contrastato, qualche segnale di ripresa fa capolino. Proprio nelle primissime righe di un documento di sedici pagine, il Rapporto rimarca come «i conti economici trimestrali indicano che, dopo undici trimestri consecutivi in negativo, la variazione tendenziale dei consumi interni reali nel secono quarto del 2014 è positiva, pari a più 0,1». E ancora: «È del tutto evidente che questa dinamica è eccezionalmente debole e lenta. La fragilità dell’ odierno quadro congiunturale e le giustificate preoccupazioni per l’ intensità della possibile ripresa economica stanno tutte dentro questa lentezza, questa difficoltà delle principali variabili a entrare in un percorso di crescita». Per il Codacons, siamo di fronte a un’ ulteriore conferma della «emergenza -consumi con effetti a catena sul commercio, sulle imprese, sull’ occupazione e sull’ economia nazionale». Federconsumatori e Adusbef concordano sui numeri diffusi da Confcommercio e chiedono al Governo «misure di rilancio immediate, a partire da un piano straordinario per il lavoro». (*gem*)
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