Consumi ingessati dalla crisi
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fonte:
- Il Mattino
Consumi ingessati dalla crisi. E la spesa reale di ogni cittadino del Bel Paese si è fermata. Rispetto al primo trimestre del 2007 ciascuno dispone, a parità di potere d’ acquisto, di 570 euro in meno. Probabilmente, nemmeno nel 2014 riusciremo a recuperare il terreno perduto, tornando ai livelli pre-crisi. Calcoli firmati Confcommercio. A Cernobbio, nel consueto forum, l’ associazione più importante del terziario ha presentato un rapporto. Dal 2.000 in poi i consumi sono rimasti praticamente fermi. La quota pro-capite è aumentata appena dello 0,1% all’ anno. Il riflesso negativo di tutto ciò va calcolato non solo in termini di benessere e tenore di vita. C’ è stato «un effetto bloccante» sulla crescita economica dell’ intero paese. Le cifre parlano chiaro. I rischi per il futuro dell’ economia italiana si chiamano, anzitutto, inflazione. Alla fine di quest’ anno la febbre dei prezzi causata dai rincari delle materie prime dovrebbe raggiungere quota 2,7%. Il Pil dovrebbe poi, secondo le stime di Confcommercio, crescere al ralenti. Con un incremento dell’ 1% nel 2011. Seguito da un più 1,2% nei due anni successivi. Sul Pil avrà, appunto, un forte peso la crisi dei consumi privati. Questi, infatti, valgono il 60% della ricchezza nazionale. A sua volta l’ andamento dei consumi è determinato dal tasso di disoccupazione. Lo si è visto soprattutto nel 2009. Il calo dell’ 1,8% che si è verificato è direttamente collegato alla perdita del posto di lavoro da parte di 640.000 capi famiglia. «E’ un circolo vizioso», ammonisce l’ associazione dei commercianti. «Possiamo e dobbiamo crescere di più e meglio», commenta il presidente Carlo Sangalli. Il futuro rappresenta una grande incognita perché il «male» del calo dei consumi si è cronicizzato. «Considerando per il futuro una crescita della spesa reale pro capite superiore ai tassi sperimentati nel periodo pre-crisi, alla fine del 2014 non avremo recuperato completamente neppure i livelli di inizio 2007», è l’ allarme della Confcommercio. La ricetta? Spingere l’ acceleratore sulla spesa delle famiglie per far crescere il Pil. E la strada è quella delle riforme, in particolare, il federalismo fiscale che si dovrebbe incrociare con la riforma fiscale. Sangalli, però, scuote la testa sul decreto sul federalismo municipale. «L’ ampia facoltà data ai Comuni per procedere all’ attivazione della tassa di soggiorno e l’ impatto dell’ Imu sugli immobili commerciali pongono i presupposti per un appesantimento del prelievo sulle attività produttive», commenta. Anche i sindacati intervengono sul tema. Secondo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, «bisogna introdurre nel Paese la patrimoniale, sul modello francese, per chi supera gli 800 mila euro». L’ unica soluzione è un accordo «per raggiungere una piattaforma credibile in modo da incastrare il governo e fargli fare la riforma integrale fiscale», commenta il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. I consumatori, invece, credono che i dati della Confcommercio siano sottostimati. «La realtà è anche peggiore», denuncia il presidente del Codacons Carlo Renzi. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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