18 Giugno 2021

Consumi in calo, Confcommercio: nel 2020 crollo dell’11,7%

Nel 2020 i consumi sono crollati dell’11,7%, una diminuzione pari a oltre 126 miliardi di euro. “Il peggior dato dal secondo dopoguerra”, secondo Confcommercio, che ha diffuso i dati del Report sui consumi regionali 2019-2021.

In particolare, per quanto riguarda la spesa pro capite il crollo della domanda ha comportato, mediamente, una riduzione di oltre 2.000 euro rispetto al 2019, riportando i consumi ai livelli del 1995.
Consumi, differenze territoriali

Secondo l’indagine dell’Ufficio Studi Confcommercio, la perdita di consumi ha avuto andamenti differenziati sul territorio: il Nord e il Centro risultano le aree più penalizzate.

Veneto e Valle d’Aosta, in particolare, hanno subito le perdite di consumi più consistenti, pari ad oltre il 15%. Mentre il Sud ha registrato un andamento leggermente meno negativo.

Un miglioramento è stato registrato negli ultimi due mesi, le riaperture delle attività e il ritorno alla mobilità hanno determinato, infatti, un incremento dei consumi (+14,2% a maggio), consolidando il recupero del Pil (+2,9 a giugno).

Sui dati relativi al crollo dei consumi pesa, secondo lo studio, la riduzione del 60,4% della spesa dei turisti stranieri, pari ad una perdita di circa 27 miliardi, di cui 23 concentrati prevalentemente nelle regioni del Centro-Nord (Lazio e Toscana in testa).
Le previsioni per il 2021

Per quanto riguarda le aspettative per il 2021, Confcommercio prevede una crescita dei consumi interni del 3,8%.

Avverte, però, che i rischi di una sovrastima sono oggi inferiori ai rischi di una sottostima della crescita effettiva della spesa sul territorio.

Lo scenario tracciato per i consumi regionali è, quindi, ancora molto prudente. Anche perché permangono ancora profonde incognite sui tempi in cui il turismo internazionale potrà riprendere in modo significativo, data la situazione mondiale, e questo – spiega Confcommercio – condizionerà le potenzialità di recupero a breve di molti territori.

Inoltre, sulla perdita di valore aggiunto dei servizi, come confermato anche dall’Istat, pesano le conseguenze delle restrizioni alla mobilità e all’attività economica sia nazionali sia internazionali.

Più difficile sarà il recupero del Mezzogiorno, area nella quale la domanda per consumi è stimata crescere del 3,2%.

Consumi, il commento dei Consumatori

“Dati catastrofici, che confermano il crollo dei consumi senza precedenti. Si tratta di una stima della caduta della spesa persino peggiore di quella resa nota settimana scorsa dall’Istat”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Infatti, rielaborando i dati Istat sulla spesa media mensile delle famiglie, risulta che una famiglia da 1 componente, scendendo da 1.815,45 euro al mese del 2019 a 1715,8 del 2020, ha avuto una flessione annua pari a 1.195,8, ben sotto i 2000 euro pro capite indicati dalla Confcommercio. Stesso discorso guardando a una famiglia media, che passa dai 2.560 euro del 2019 ai 2.328 euro mensili del 2020, con una riduzione della spesa di 232 euro al mese, pari a 2784 euro all’anno, anche in questo caso sotto ai 2000 euro a testa, visto che una famiglia media ha 2,3 componenti. Per una coppia con due figli, in un anno c’è stato un tracollo della spesa di 4.680 euro” prosegue Dona.

“In ogni caso, è evidente che si tratta comunque di dati drammatici e che la scommessa è sul futuro. Con la fine del lockdown i consumi sicuramente ripartiranno. Si tratta di vedere quando tempo ci vorrà per tornare ai valori pre-pandemia, ossia alla normalità” conclude Dona.

Anche per il Codacons la strada per recuperare il gap con il periodo pre-Covid sul fronte dei consumi è purtroppo ancora lunga.

“Anche per il 2021 i dati sui consumi sono negativi, e nei primi mesi dell’anno non abbiamo assistito all’attesa ripresa della spesa da parte delle famiglie – spiega il presidente Carlo Rienzi – Su tale situazione pesa il generale peggioramento delle condizioni economiche dei cittadini, certificate anche dall’Istat attraverso i recenti dati sulla povertà in Italia, che ha effetti diretti sulla capacità di acquisto e sulla propensione alla spesa”.

“Il Governo deve accelerare la ripresa ridando potere economico a quelle famiglie che, a causa della pandemia, hanno subito una riduzione del reddito”, conclude Rienzi.

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