27 Dicembre 2012

Consumi, crolla l’ alimentare Si salvano hi-tech e giocattoli

Consumi, crolla l’ alimentare Si salvano hi-tech e giocattoli

Il commercio a Roma è ormai sull’ orlo del baratro. Nell’ ultimo anno oltre 7000 esercizi, perlopiù piccoli, hanno chiuso i battenti. E all’ orizzonte non ci sono segnali di ripresa. Anzi, il Natale, complice il salasso del saldo dell’ Imu che ha eroso le tredicesime dei lavoratori dipendenti, è stato il più duro degli ultimi anni. Le stime di tutti gli operatori sono negative. Secondo Confesercenti rispetto al Natale precedente i consumi in media sono crollati del 20-25%, Confcommercio parla del 15-18% mentre il Codacons ha valutato una flessione del 13%, comunque pesante soprattutto se si considera che già nel 2011 c’ era stato un brusco ridimensionamento della spesa dei romani. La crisi dunque non molla la presa. E il bilancio per le attività commerciali è drammatico. «Hi-tech e giocattoli hanno limitato i danni, ma hanno comunque perso fra il 3 e il 5% rispetto allo scorso anno», dice Valter Giammaria, presidente di Confesercenti Roma, «ma in tutti gli altri settori è stato un Natale disastroso». Compreso il settore alimentare. Infatti mentre a livello nazionale Coldiretti ha stimato addirittura un aumento dei consumi in questo comparto, nella Capitale il dato è negativo: sia all’ ingrosso, sia al dettaglio le vendite sono crollate sia per quanto riguarda i volumi (fra l’ 8 e il 15% a seconda delle fonti interpellate), sia per gli incassi (fra il 20 e il 25% in meno). I romani dunque non solo acquistano meno cibo, ma scelgono anche quello che costa meno. La grande distribuzione sembra aver perso meno rispetto alla media e alla piccola, leggera crescita invece per alcune catene di discount. Poi c’ è il capitolo ristorazione. Qui il quadro è ancora più drammatico. Secondo le stime delle associazioni di categoria nell’ ultimo anno bar e pub hanno ridotto il fatturato di una quota compresa fra il 10 e il 18%, mentre i ristoranti e le trattorie hanno subìto crolli fino al 30%. Infine la moda. Secondo Roberto Polidori, di Federabbigliamento Confcommercio, il calo a Roma è stato in media del 15% per quanto riguarda gli incassi, anche se il numero degli scontrini emessi è invariato: i romani hanno scelto i prodotti meno costosi. In controtendenza le griffe del lusso e dell’ alta moda, ma perché – spiega Polidori – «sostenute dai turisti stranieri». Adesso la speranza nel settore dell’ abbigliamento è nei saldi, anche se non basteranno per recuperare un anno in profondo rosso. Ma potranno comunque rappresentare una boccata d’ ossigeno nella speranza che riparta l’ economia. Paolo Foschi Lilli Garrone RIPRODUZIONE RISERVATA.

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