Consumi ancora giù a febbraio
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fonte:
- la Repubblica
ROMA – Gli italiani continuano a limare la lista della spesa e i consumi non ripartono. A febbraio, come a gennaio, il calo è stato del 4 per cento, l´ultimo segno meno di dodici mesi tutti in discesa. è la Confcommercio a certificare il perdurare di una crisi che sta assottigliano le spese delle famiglie, tutt´altro che fiduciose sul futuro che le attende. Tant´è che per la prima volta iniziano a vacillare anche settori che fino a oggi avevano tenuto, come le telecomunicazioni e la cura della persona. Quello dei consumi sta diventando un bollettino dove prevale il segno meno, soprattutto per i beni (-5,1%), cui si associa anche una riduzione della domanda di servizi (-1,4%). E sono le quantità a scendere anche perché l´inflazione s´è arenata. La ripresa dunque appare lontana. Se il carrello della spesa continua a svuotarsi (-1,6 % per gli alimentari), la domanda di beni per la mobilità, dove rientrano l´acquisto di auto e moto, ma anche i viaggi in aereo, è andata giù del 16,4 per cento e si attende marzo per vedere se l´effetto incentivi la tiri su. Si conferma lo stato di difficoltà per abbigliamento e calzature. I saldi sono stati un flop. Diminuiscono le spese per beni e servizi ricreativi, come le uscite al ristorante e le presenze in albergo, calate dell´1,9%: un dato che denuncia anche un calo dei turisti. La crisi infatti morde anche nel resto d´Europa (dove il calo delle vendite al dettaglio è in linea con l´Italia, a meno 4 per cento) e nel mondo. Ancora più grigio il quadro disegnato dai consumatori dell´Adoc, secondo cui il calo dei consumi a febbraio è stato superiore rispetto ai dati di Confommercio e pari al 7%, con una contrazione della spesa delle famiglie di circa il 5% e un calo della spesa alimentare dell´8. Preoccupate tutte le associazioni dei consumatori, che tornano a chiedere misure a sostegno della domanda. Occorre andare «oltre le insufficienti e irrisorie risorse stanziate per social-card e bonus famiglie», chiedono Adusbef e Federconsumatori, che suggeriscono una defiscalizzazione del reddito fisso per lavoratori e pensionati di almeno 1.200 euro l´anno e una riduzione del 20% dei prezzi dei beni di largo consumo. Codacons e Adiconsum chiedono invece uno sforzo ai commercianti. «Abbassare immediatamente i prezzi di almeno il 10%» è l´appello del Codacons, mentre per l´Adiconsum dovrebbe esserci «un calo significativo dei prezzi» nei settori alimentari e energia «dove la speculazione ha giocato un ruolo importante». Pane e pasta in primis. La crisi dei consumi dunque è tutt´altro che in via di esaurimento. Un´analisi, quella della Confcommercio, che coincide con le perplessità della maggior parte delle imprese, ancora pessimiste sulla situazione economica. A mandare un segnale di ottimismo, anche se con molta cautela, è stato ieri Corrado Faissola. «C´è la sensazione che qualche cosa si muova – ha dichiarato il presidente dell´Abi – ma l´ottimismo su un inizio della ripresa è prematuro. Ci sono alcuni segnali positivi, ma non rappresentano elementi sufficienti per dire che abbiamo superato il punto più basso della crisi».
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