Consumi, 570 euro in meno per la spesa
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fonte:
- Il Piccolo
CERNOBBIO Il dato diffuso da Confcommercio secondo cui, rispetto al primo trimestre del 2007, ogni cittadino dispone oggi di 570 euro all’ anno in meno per i consumi, è per il Codacons «sottostimato. La realtà», si legge in una nota, «è anche peggiore, e la dimostrazione arriva dal calo dei consumi anche in settori di primaria importanza come gli alimentari. La responsabilità della riduzione degli acquisti», spiega il presidente Carlo Rienzi, «è da attribuirsi anche agli stessi commercianti, che negli anni hanno applicato una politica dei prezzi suicida. Ciò che più di tutto frena i consumi sono proprio i prezzi troppo alti in tutti i settori, dalla ristorazione all’ abbigliamento, con la conseguenza che le famiglie, per far quadrare i bilanci, sono costrette a tagliare gli acquisti. Per far riprendere i consumi, Confcommercio deve seriamente riflettere sulla necessità di una riduzione generalizzata dei listini», conclude Rienzi, CERNOBBIO La crisi pesa sui consumi delle famiglie. Gli italiani si scoprono così più poveri rispetto a quattro anni fa. A parità di potere d’ acquisto, infatti, mediamente in tasca ognuno, guardando al primo trimestre del 2007, ha 570 euro in meno all’ anno. A tracciare il quadro è l’ analisi del Centro Studi Confcommercio, presentata all’ apertura del consueto Forum dell’ Organizzazione a Cernobbio (Como). «Una malattia dalla quale è necessario guarire», anche perchè in tale contesto la Confcommercio vede il tasso d’ inflazione crescere del 2,7% quest’ anno con un Pil a +1% e, nei due anni successivi, a +1,2%. Percentuali troppo basse, alle quali non ci si può rassegnare «perchè – sottolinea il presidente, Carlo Sangalli – possiamo e dobbiamo crescere di più e meglio». E per farlo il leader dei commercianti individua la strada di una maggiore «leva sulla domanda interna per investimenti e per consumi delle famiglie che contribuisce alla formazione del Pil per circa l’ 80%». Ma anche «sull’ economia dei servizi di mercato, che contribuisce alla formazione del valore aggiunto per circa il 58% e dell’ occupazione per circa il 53%» Ma senza riforme il Paese non va avanti. Per cui «la strada maestra resta quella dell’ avanzamento del cantiere delle riforme» in atto, e «la madre di tutte» è «il federalismo fiscale e il suo incrocio con la riforma fiscale. Incrocio che rappresenta un’ occasione non scontata, ma possibile, per rafforzare, ad ogni livello istituzionale e amministrativo, il principio di responsabilità», spiega Sangalli. E, a proposito di fisco, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che individua nella mancanza di una politica industriale il calo del potere d’ acquisto degli italiani, sottolinea che «bisogna introdurre nel Paese la patrimoniale, sul modello francese, ai patrimoni oltre gli 800 mila euro». Mentre dalla Cisl, Raffaele Bonanni invita a mettersi d’ accordo per «raggiungere una piattaforma credibile in modo da incastrare il governo e fargli fare la riforma integrale fiscale». La due giorni, in riva al lago di Como, offre anche l’ occasione al presidente Sangalli di sollevare qualche perplessità su «alcune scelte recate dal recente decreto in materia di federalismo municipale, tra cui l’ ampia facoltà riconosciuta ai Comuni di procedere all’ attivazione della tassa di soggiorno e ancora l’ impatto dell’ Imu sugli immobili commercial». Secondo il numero uno di Confcommercio, «nell’ un caso come nell’ altro si pongono, infatti, i presupposti per un appesantimento del prelievo fiscale sulle attività produttive, contraddicendo la necessità di una responsabile cooperazione tra sistema pubblico e iniziativa privata per il rafforzamento della crescita». E Sangalli non è neanche convinto dall«’ idea di uno scambio tra meno Irpef e più Iva. Dobbiamo, piuttosto, recuperare l’ evasione Iva».
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