15 Settembre 2009

Confermato il limite di tre giorni per la portabilità dei numeri telefonici

 
ROMA – Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sulla portabilità del numero, sospendendo la sentenza del Tar del Lazio che aveva bloccato la delibera con cui si imponeva alle aziende un tempo massimo di tre giorni per le procedure relative alla portabilità del numero di telefonia mobile. Il limite massimo dei tre giorni viene quindi confermato. La Sesta Sezione del Consiglio di Stato, si legge nell’ordinanza di cui si aspettano ora le valutazioni di merito, «accoglie l’istanza cautelare, proposta dagli appellanti principali e, per l’effetto, sospende l’efficacia della sentenza impugnata». L’Autorità per le tlc si era rivolta al Consiglio di Stato dopo che il Tar del Lazio aveva dato ragione a Telecom Italia e Vodafone. La sentenza del Tar aveva bloccato la delibera del 2008 che, per l’appunto, fissa in massimo tre giorni il termine per il cambio di operatore conservando il proprio numero, «indipendentemente dall’eventuale termine di preavviso per il recesso previsto dal contratto». Secondo il Tar, il termine dei tre giorni è in contraddizione con la Legge Bersani e quindi l’Autorità, deliberando in modo difforme, avrebbe «sostituito le proprie valutazioni a quelle effettuate dal legislatore». Il Consiglio di Stato, invece, la pensa diversamente. I giudici di Palazzo Spada, infatti, ritengono che la Legge Bersani «da un lato, riguarda il semplice recesso dal contratto senza trasferimento del numero ad altro operatore», inoltre «nell’introdurre un termine massimo a garanzia del consumatore, non ha intaccato il potere dell’Agcom di disciplinare la portabilità del numero di telefonia mobile e di prevedere termini inferiori per la conclusione della procedura». Oltre tutto, si legge ancora nell’ordinanza, questo potere è già stato esercitato dall’Autorità in una delibera del 2001 con la previsione di cinque giorni, che non è stata contestata. Le valutazioni dei giudici amministrativi, inoltre, riguardano anche gli operatori minori, che sarebbero «chiaramente pregiudicati dalla sospensione di un regime regolatorio che tende a disciplinare la portabilità del numero in modo efficace». Palazzo Spada, infine, ritiene che «con riguardo all’appello incidentale proposto da Vodafone non sussistono i requisiti della gravità e irreparabilità del danno, tali da rendere necessaria la sospensione del provvedimento impugnato in primo grado riguardo a profili che potranno essere adeguatamente approfonditi nella sede del merito del giudizio».  Giudizi di ampia soddisfazione sono subito stati espressi da Codacons, Federconsumatori, Adiconsum e Cittadinazattiva.

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