Confcommercio: Sud penalizzato dall’ incremento dell’ emigrazione
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fonte:
- La Sicilia.it
Roma. Le famiglie italiane non hanno più soldi da spendere. Dal 2008 la spesa media è diminuita di 10 mila euro. I consumi, inoltre, sono in picchiata (ad agosto s’ è registrato un calo dell’ 1,5%). La Confcommercio rivede al ribasso le previsioni di crescita dell’ economia italiana. Nell’ aggiornamento delle stime si spiega che «l’ indebolimento dello scenario economico generale e gli effetti delle misure di finanza pubblica, tra cui l’ aumento dell’ Iva, spingono al ribasso le previsioni di Pil e consumi sia per il 2011, sia per il 2012». Il Pil crescerà quest’ anno dello 0,7% e dello 0,3% nel 2012. I consumi dello 0,7% quest’ anno e dello 0,2% nel prossimo. L’ Ufficio studi di Confcommercio osserva che «siamo riusciti nella missione impossibile di uscire dalla recessione con tassi di crescita più bassi di quelli con i quali vi siamo entrati». La ricerca è stata effettuata su base regionale. Il tasso più alto di crescita del Pil è atteso nel Lazio (+0,9%). Seguono con lo 0,8% Sicilia, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana. Maglia nera alla Basilicata con un tasso dello 0,3%. Nel 2012, le cose peggioreranno. Il tasso più alto dello 0,4% è previsto solo in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli- Venezia Giulia, Emilia-Romagna. Segue un folto gruppo di regioni, tra cui Sicilia, Campania, Lazio e il Sud con lo 0,2%. Le regioni del Centro mostrano una maggiore dinamicità rispetto al Nord, mentre il Sud dovrebbe subire una riduzione di peso rispetto alla ricchezza complessiva prodotta nel Paese. In termini di reddito pro-capite, il Mezzogiorno registra i migliori risultati dal 2000 ad oggi, solo in virtù della minore crescita della popolazione in quest’ area, che mantiene comunque elevato il divario con il resto del Paese. Le prospettive per le aree meridionali sono destinate a peggiorare. L’ apporto del Sud in termini di Pil è destinato a ridursi dal 24% nel 1995 al 22,7% nel 2017. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha osservato che «gli effetti negativi del Pil sono stati diversi da Regione a Regione: hanno colpito più duramente il Nord, perché sono diminuite le esportazioni; meno il Centro per una maggiore presenza del terziario e il Mezzogiorno continua ad essere penalizzato per l’ incremento dei flussi migratori da Sud al Nord, a conferma che quest’ area ha una velocità diversa dal Paese». Sangalli ha concluso: «Se non cresce il Mezzogiorno non cresce l’ intero Paese". L’ Ufficio studi di Confcommercio non poteva tacere sulle stime dei consumi, partendo dal fatto che una famiglia media italiana, composta da tre persone, ha perso 10 mila euro di reddito rispetto al 2008. Le prospettive si aggravano con l’ aumento dell’ IVA dal 20 al 21%, che avrà effetti di riduzione del reddito disponibile. Confcommercio teme che stiamo entrando in una nuova fase recessiva. Ci sono 50 probabilità su 100 che ciò avvenga. Il presidente Sangalli ha commentato: «Bisogna agire rapidamente per evitare la recessione, coniugando rigore e crescita. Sono passati 90 minuti di gioco e siamo in recupero. Non c’ è più tempo da perdere». Qui non siamo di fronte al pessimismo speculativo di Moody’ s. Confindustria, Confcommercio e sindacati sono d’ accordo sugli effetti depressivi della manovra di risanamento dei conti pubblici. Bisogna "correggere la correzione", per non finire fuori strada. Sui dati dei consumi diffusi da Confcommercio interviene il Codacons: «Se i prezzi salgono nonostante la domanda stia calando la colpa è certo del governo che ha irresponsabilmente aumentato l’ Iva e non ha avuto il coraggio di liberalizzare il settore del commercio, ma anche dei commercianti che stanno allegramente arrotondando i prezzi, speculando sull’ aumento dell’ Iva». Secondo le prime stime dell’ associazione, i rialzi dei prezzi a seguito dell’ aumento dell’ Iva sono stati più del triplo del previsto (l’ 0,833%). In particolare i prodotti alimentari, per la pulizia e l’ igiene personale hanno avuto un aumento medio del 2,79%. L’ associazione giudica «sconcertante» la stima di Confcommercio sulla perdita di reddito di 10.000 euro a famiglia rispetto al 2008. Per il Codacons questi dati dimostrano che «la scelta del governo di bloccare gli stipendi dei dipendenti pubblici e delle pensioni a partire dai 1400 euro lordi, dando contestualmente via libera all’ inflazione con l’ aumento dell’ Iva e delle accise sulla benzina, contribuirà a far precipitare il Pil sia nel 2011 che nel 2012».
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