3 Gennaio 2002

Commercianti: resto in euro non è obbligo

Doppio allarme della Federconsumatori sul fronte moneta unica: troppi gli aumenti prodotti dagli arrotondamenti e mancanza di spiccioli per i resti. Secondo l`organizzazione dei consumatori gli aumenti in vigore dal primo gennaio porteranno ad un incremento delle spese per circa 52 euro mensili per famiglia, circa 100 mila lire. Inoltre, proprio la mancanza di spiccioli, avverte la Federconsumatori, è alla base di molti arrotondamenti per eccesso. Alle lamentele di Federconsumatori si uniscono anche Codacons e Adiconsum, che protestano sia per gli aumenti (affermando di aver ricevuto raffiche di denunce dai cittadini) sia per le code registrate martedì in autostrada. Codacons annuncia un`azione giudiziaria contro i ritardi ai caselli, mentre Adiconsum chiede al Governo di sanzionare la società Autostrade «attraverso la sospensione» degli aumenti dei pedaggi. Ma per i commercianti non c`è nessun allarme sugli arrotondamenti `furbì, a danno dei consumatori. «Il sistema di arrotondamento dei prezzi – ricorda la Confcommercio in una nota – è regolato per legge con meccanismi che prevedono l`arrotondamento dei prezzi alla seconda cifra decimale, e tutte le imprese della distribuzione, senza distinzione alcuna, hanno l`obbligo di rispettare questa disposizione». Inoltre, l`assemblea generale di Confcommercio ha adottato «una raccomandazione che impegna tutte le imprese aderenti ad attenersi agli impegni sottoscritti». Occorre quindi «evitare allarmismi e disinformazione su arrotondamenti e resti». Per quanto riguarda la «battaglia» sui resti, in lire o in euro, Confcommercio ricorda che «non è stato mai sancito né a livello comunitario né nazionale, l`obbligo per i commercianti di dare comunque il resto in euro, e che tale circostanza è solo «raccomandata», laddove possibile».

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