24 Dicembre 2017

Class action contro gli iPhone lenti «Un algoritmo ha ridotto la velocità»

Francesco Gerardi MILANO POSSEDETE un iPhone dal 7 in giù e avete notato un rallentamento delle prestazioni ad ogni nuovo aggiornamento del sistema operativo iOS? Arrabbiatevi pure: siete stati coinvolti nel ‘caso iPhone’. Partito in sordina negli Stati Uniti, durante la settimana si è andato ingigantendo fino a diventare una grana potenzialmente molto seria per l’ immagine della casa di Cupertino, che ora deve fare i conti con tre class action in America e altre quasi certe in arrivo da tutto il mondo. E questo proprio a ridosso del Natale, quando le vendite raggiungono il loro picco annuale. Ma cosa è successo? A metà settimana Apple si è vista costretta ad ammettere di aver rallentato volutamente con un algoritmo la velocità del processore dei suoi modelli meno recenti di smartphone, a partire dall’ iPhone 7 (che tanto obsoleto non è, dato che il suo lancio risale al settembre del 2016). Per quale ragione? Ufficialmente per permettere alle batterie di durare di più e avere quindi le prestazioni migliori possibili con batterie invecchiate. Per l’ azienda, insomma, si è trattato di un’ azione volta a impedire improvvisi spegnimenti dei dispositivi meno nuovi. Ma per molti consumatori (che ormai da tempo applicano un principio che era caro a Giulio Andreotti: che a pensar male si fa peccato ma ci si indovina) l’ interpretazione è ben diversa, ossia spingere i clienti a comprarsi un iPhone 8 o X, senza informarli che una sostituzione della batteria (cara, ma pur sempre meno dell’ acquisto di un telefono nuovo) risolverebbe il problema. È QUESTO quello che hanno pensato gruppi di cittadini furiosi, avviando tre azioni legali presso le corti federali di Illinois, Indiana, Carolina del Nord, Ohio e California, e secondo i quali Apple non ha mai chiesto il loro consenso per rallentare gli iPhone. Nell’ azione legale in Illinois si legge: «Apple sapeva che la sostituzione della batteria avrebbe migliorato la perfomance dei dispositivi più vecchi». E nella causa avviata a Los Angeles si mette in evidenza come Apple abbia «interferito» con proprietà privata. In un’ altra azione legale si osserva come Apple, prima di ammettere il rallentamento, abbia «fornito dichiarazioni fuorvianti che puntavano a nascondere la natura e lo scopo del difetto». IL CASO iPhone adesso è scoppiato anche in Italia, dove il Codacons ha annunciato un esposto alla procura della Repubblica di Roma e all’ Antitrust e minacciato una class action anche qui, nel caso in cui siano accertate condotte illecite. «Abbiamo deciso di rivolgerci alla magistratura per verificare anche in Italia eventuali pratiche commerciali scorrette da parte di Apple», spiegano dall’ associazione. Per il momento i titoli Apple a Wall Street stanno reggendo, ma molti osservatori iniziano a temere che l’ azienda abbia perso quell’ alone quasi mistico dei tempi di Steve Jobs.
francesco gerardi

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