Chiuse 9 banche su 10. Poste caos
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Billè (Confcommercio): aumenti isolati e sporadici, la mancanza di spiccioli sta paralizzando il settore
Chiuse 9 banche su 10. Poste caos
Ma il vero problema è la carenza di banconote da 5 e 10 euro
ROMA Lo sciopero dei bancari per il rinnovo del contratto ed il superlavoro da euro è riuscito: 9 filiali su 10 sono rimaste chiuse e a pagare le spese della vertenza sono stati i cittadini, che si sono riversati alle poste ed hanno atteso ore per fare pagamenti, ritirare la pensione, chiedere informazioni o cambiare le monete.
Alla fine della prima settimana dal grande addio alla lira, infatti, il vero problema della moneta unica è il resto: non ci sono abbastanza banconote da 5 e 10 euro, molti bancomat sono vuoti dopo l`assalto del fine settimana della Befana ed il sistema commerciale italiano rischia di andare in tilt. Ad aumentare i disagi dei commercianti c`è proprio la ressa agli sportelli bancari e postali, che impedisce loro l`accesso al cambio, e lo stress da doppia contabilità, che ha colpito anche i cassieri degli Istituti di credito, portandoli a raddoppiare gli errori nei conteggi.
I disagi per gli utenti ci saranno anche oggi: tre giorni di chiusura delle banche ed il blocco degli straordinari deciso dai sindacati per proseguire l`azione di lotta creeranno certo lunghe file agli sportelli. Secondo la commissione Ue e la Bce, nonostante le code e lo scarseggiare degli spiccioli, il changover è stato un successo: quasi tutti i 303 milioni di cittadini di Eurolandia possiede degli euro, 2 consumatori su 3 effettua le transazioni nella valuta europea e tutti i bancomat sono stati convertiti a distribuire la nuova divisa.
SCIOPERO
Il 90% dei lavoratori delle banche ha incrociato le braccia: una massiccia adesione allo sciopero proclamato dalle sette sigle sindacali del settore (Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca, Fabi, Falcri, Federdirigenticredito e Sinfub). Più bassa l`astensione dal lavoro degli impiegati nelle sedi e nelle direzioni generali (60%). «Lo sciopero è riuscito: l`Abi dovrebbe riflettere sulle sue scelte», ha annunciato il segretario generale della Fisac-Cgil Marcello Tocco. La materia della vertenza, infatti, non riguarda solo il rinnovo del contratto, scaduto il 31 dicembre, ma «la sottovalutazione dell`impatto dell`introduzione dell`euro da parte dell`Abi».
Il sindacato chiede un aumento del 5,8% (2,9% per l`inflazione 2002-2003 e il 2,9% per quella pregressa, circa 270mila lire mensili), mentre l`Associazione che riunisce gli istituti di Credito non vuole concedere più del 4,7%, con uno sconto sul calcolo dell`inflazione importata di circa 50mila lire. Un contenzioso alimentato dalla pressione a cui sono stati sottoposti gli impiegati nell`ultima settimana, secondo i sindacati per colpa dell`Abi che si è opposta ad assunzioni a termine e al pagamento degli straordinari. Senza contare la questione degli errori di cassa e del mancato riconoscimento degli euro falsi, che devono essere risarciti dall`impiegato che sbaglia.
Se i disservizi dei giorni scorsi, per i sindacati, sono imputabili al mancato potenziamento degli organici, l`Abi, in una nota, replica che «le banche italiane hanno fatto tutto quello che era utile per assicurare il migliore servizio alla clientela».
Mentre la scelta di scioperare il 7 gennaio è stata fatta «accuratamente per dare il massimo disagio ai cittadini, ed è bene – rileva l`Abi – che sindacati e lavoratori se ne assumano la responsabilità».
SPICCIOLI
Le associazioni dei consumatori gli hanno assegnato l`eurogatto, per aver assicurato che i commercianti non avrebbero arrotondato i prezzi verso l`alto con l`avvento della moneta unica. Ma Sergio Billè, presidente della Confcommercio, continua a sostenere che gli aumenti «sono isolati e sporadici». «Che interesse avrebbero i commercianti – si chiede – di fronte ad un aumento dei consumi dell`1,1% a frodare quel che resta della propria clientela?» Se l`inflazione aumenterà a gennaio dello 0,4%, sostiene invece Billè, sarà colpa del ritocco delle tariffe, dei servizi pubblici e dei prezzi dei beni di monopolio, «generalizzati ed ingiustificati», per i quali si poteva attendere il 28 febbraio.
Ma la prima preoccupazione della Confcommercio, attualmente, è la mancanza di spiccioli che sta paralizzando il settore. Il comitato tecnico dell`Euro si riunirà oggi pomeriggio presso il ministero dell`Economia per affrontare la situazione. Ma qualche responsabilità l`hanno anche i commercianti: su un milione e 200mila kit di euro disponibili, ne hanno ritirati appena 182mila. «Colpa delle banche», risponde Billé, ricordando che in alcuni Paesi di Eurolandia hanno lavorato anche durante il primo fine settimana di changeover. Ragione per cui la Confcommercio chiede sportelli od orari dedicati alla categoria, per evitare le code. Da Napoli, intanto, gli Istituti di Credito campani denunciano che le banconote di piccolo taglio non mancano, ma che qualcuno ne sta facendo incetta, non si capisce ancora perché.
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