21 Gennaio 2005

Cellulari, tutti contro la tassa

Cellulari, tutti contro la tassa


Gasparri: non voglio un tributo sulle schede prepagate










ROMA – Scoppia la rivolta contro l´ipotesi della tassa sui telefonini. «Sono contrarissimo all´estensione della tassa anche alle schede prepagate», ha detto ieri a Repubblica il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri. Mentre il ministero dell´Economia ha negato: «Non abbiamo mai pensato di introdurre una misura di questo tipo». La questione dell´estensione della tassa ai 50 milioni di utenze prepagate resta tuttavia al centro dell´attenzione, l´ipotesi è stata vagliata in sede tecnica, le società di gestione della telefonia hanno protestato e si è svolto un serrato confronto. «Non sarà solo un rinvio come quello dei condoni?», ha commentato il Verde Natale Ripamonti.
Contrario all´estensione della tassa anche il sottosegretario Magri che a suo tempo aveva proposto una tassa sugli Sms: «Sarebbe di difficile applicazione», ha detto ieri. Ma se l´estensione al prepagato della tassa di concessione governativa ha trovato un muro, per la tassa sui telefonini in abbonamento si profila un rincaro. Lo conferma lo stesso ministro delle Comunicazioni Gasparri: «E´ possibile che ci sarà un ritocco, un adeguamento all´inflazione». Attualmente la tassa di concessione governativa ammonta a 12,9 euro mensili per i vecchi business e a 5,16 euro per i contratti family. L´aumento, che investirà i 5-600 mila abbonamenti in essere, sarà effettuato all´interno del decreto, in arrivo entro il 31 gennaio, che prevede l´aumento di bolli, concessioni governative e imposte di registro.
Tra le imposte a rischio rincaro ci potrebbe essere la tassa di concessione per il rilascio del passaporto, che da qualche anno è fermo a 30,99 euro. Per le imposte di registro potrebbe lievitare l´importo fisso di 129,11 euro richiesto per i trasferimenti immobiliari o le fusioni societarie. Anche la visura catastale non è più aumentata da quanto veniva richiesto il pagamento in lire (per la precisione 20.000). Potrebbe scamparla, invece, la marca da bollo aumentata lo scorso anno (nella manovrina varata a luglio) a 11 euro. Nel mirino ci sarebbero anche i bolli del porto d´armi e della licenza di pesca, nonchè di quelli che si pagano per brevettare idee e scoperte. Al vaglio dei tecnici anche le imposte indirette collegate alle case, soprattutto alle compravendite: dagli importi fissi delle imposte di registro, ipotecaria e catastale.
Novità anche per le modalità di pagamento: dovrebbero infatti scomparire le vecchie marche tipo francobollo, e l´imposta sarà pagata on line (come già avviene per il lotto e alcune bollette) e la ricevuta sarà una marca adesiva, con tanto di logo dell´amministrazione finanziaria, da apporre sui documenti.
L´ipotesi della tassa sui cellulari ha scatenato la rivolta delle opposizioni e delle associazioni dei consumatori. «Non ci stupisce che, nonostante le smentite ufficiali, si pensi a una nuova tassa sui consumi di massa», hanno sottolineato i deputati Ds Giuseppe Giulietti e Giorgio Panattoni, ricordando che «il contributo che era stato deciso quando i cellulari erano un prodotto d´elite avrebbe dovuto essere cancellato o ridotto adesso che siamo diventati tra i primi nel mondo nell´uso e consumo di telefonini». Il senatore dei Verdi Natale Ripamonti ha rilevato invece che «con la tassa sui cellulari, il governo raschia il fondo del barile». Per Ripamonti «gli sgravi fiscali non hanno una copertura adeguata e servono unicamente come spot elettorale per Berlusconi. Per questo il governo, beccato con le mani nel sacco, ha subito smentito la notizia del balzello sui cellulari. Ma non si tratterà solo di un rinvio come si è già verificato con il condono edilizio?». Per Intesaconsumatori l´ipotesi di una tassa sui telefonini «è antidemocratica, antitecnologica e illiberale».

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