19 Settembre 2006

Caso Telecom, governo nella bufera

Caso Telecom, governo nella bufera

Si dimette Rovati, consigliere economico di Prodi. La Procura apre inchiesta

PECHINO – È un uomo stanco, provato, con poche ore di sonno alle spalle. Angelo Rovati convoca i giornalisti in un atrio dell`Assemblea del Popolo di Pechino e annuncia che dice basta. Si dimette. Lo fa, assicura, per “svelenire il clima“, per evitare che la vicenda possa danneggiare il premier amico e il governo. Qualche stanza più in là Romano Prodi sta incontrando il primo ministro cinese Wen Jiabao, in quella che Palazzo Chigi definisce la giornata più importante della trasferta in Cina. Con gli onori militari e la banda dell`esercito che suona l`inno italiano in piazza Tienanmen. Il consigliere economico del premier è stato travolto dal caso Telecom e toglie il disturbo. Già domenica sera c`è stato il lungo colloquio notturno con il premier. “L`altra notte – racconta l`ormai ex consigliere – ho parlato con Prodi e con tutti quanti e sono arrivato alla decisione di rinunciare all`incarico“. Il gesto è la diretta conseguenza di quello “studio Rovati“, il piano sul riassetto di Telecom inviato a Marco Tronchetti Provera su carta intestata di Palazzo Chigi, e delle furiose polemiche che ha scatenato a Roma. Una situazione che forse in Cina, tra Canton, Shanghai e Pechino, non è stata letta con la dovuta attenzione, nel corso dei giorni, da Prodi e dal suo staff. Insomma, tutta la delegazione governativa si è trovata impreparata. Alla fine il gesto che chiude, in parte, la vicenda. La scelta di dimettersi, racconta Rovati, è stata fatta “per svelenire il clima, in modo che il Parlamento possa parlare del problema vero, cioè del sistema della telecomunicazioni in Italia e della principale azienda del settore“. E infatti la decisione è stata presa dopo che lo staff di Prodi aveva diffuso il comunicato che annunciava la disponibilità del governo a presentarsi in Aula per il dibattito parlamentare. Rovati consegna una lettera a Prodi: “Ritengo doveroso – scrive – rinunciare all`incarico per sgombrare ulteriormente il campo da strumentalizzazioni. Resta il rammarico perché un`iniziativa presa esclusivamente a fini costruttivi e sicuramente condotta in un eccesso di fiducia, è stata travisata al solo scopo di danneggiare te e il tuo governo“. La ragion di Stato, dunque, ma anche le pressioni degli alleati, portano alle dimissioni. Ma qualche sassolino dalla scarpa Rovati se lo toglie comunque. Certo, racconta ancora l`ex campione di basket, nella decisione hanno pesato anche aspetti strettamente personali: “Non è piacevole essere tutti i giorni sui giornali, con la tua vita privata spiattellata, con quello che fai, i tuoi figli…“. Però non si pente, non si sente in colpa. “Non credo di aver commesso errori – osserva – o di aver fatto qualcosa di traumatico“. Quindi la stilettata a Tronchetti Provera: “Sicuramente c`è stato un eccesso di fiducia nei confronti di una persona che non ha mantenuto l`impegno di fiducia e riservatezza“. Sipario. Ora il governo e Prodi sperano che il passaggio alle Camere possa essere meno impervio. Un macigno è stato rimosso. Ma sulla vicenda Telecom si apre un altro fronte, quello giudiziario. È stato informato correttamente il mercato sullo scorporo di Tim da Telecom? Era ortodosso, in quella forma e in quei tempi, sempre dal punto di vista delle regole di mercato, proporre, da parte di un consigliere di palazzo Chigi, all`azienda di telefonia uno schema di riassetto societario? Sono alcuni dei quesiti su cui si fonderebbe l`indagine formalizzata ieri dalla procura di Roma sulla vicenda Telecom. Il fascicolo, coordinato dallo stesso procuratore della capitale Giovanni Ferrara, è intestato al momento “atti relativi a“, ossia senza ipotesi di reato, nè indagati. Il fascicolo, per il momento, contiene una denuncia del Codacons, inoltrata sabato a Piazzale Clodio, e una infinità di ritagli di giornale: articoli che vanno dalla decisione del Cda che annunciava lo scorporo della telefonia mobile, alle dimissioni di Marco Tronchetti Provera, e a quelle di Angelo Rovati.

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